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mercoledì 25 marzo 2015

X FILES: da dove riprendere?

Con la battuta finale "maybe there's hope" pronunciata da un Mulder abbandonato in un abbraccio liberatorio con Scully si chiuse nel lontano 2002 X Files.
Una trovata furba quella di Carter che lasciò qualche speranza ai fan nell'episodio più "veritiero" mai scritto - non a caso il titolo The Truth - La Verità.
Ed eccoci infatti 13 anni dopo con l'annuncio della Fox.

QUI per la notizia

Un emozione che infervora gli animi dei fan e li spinge ad inforcare nuovamente torce e tesserini per ricercare la verità.
Ancora una volta.
Nell'oscurità.

La verità è stata sempre là fuori, signor presidente, solo che nessuno ha mai voluto crederci. (The Truth, 9x12)


Dove eravamo rimasti?

L'inamovibile Kersh, direttore dell'FBI sostituto del famoso Walter Skinner, salva Mulder da un processo marziale che lo avrebbe condannato a morte. L'agente scappa insieme a Scully per andare a trovare l'uomo che fuma; l'immortale uomo ombra.
Da qui i due apprendono la data esatta dell'arrivo degli ominidi verdi e l'inizio della colonizzazione.
Il doppio episodio finale, con una struttura alla otto e mezzo, svela i principali segreti della serie e come questi si siano incastrati e celati negli anni.

Quali potrebbero essere i personaggi o le storie con cui riallacciare il nuovo corso?

Da un primo impatto diremmo che le alternative non sono molte.
La congiura dell'Uomo Ombra è stata completamente debellata con la sua morte tra le rocce rosse del New Mexico; gli uomini del consorzio sono morti così come gli uomini soldato, polverizzati dalle Magnetite.
La strada da percorrere in questa direzione potrebbe essere un passo falso.
La continua ricerca della verità aveva portato Mulder a scoprire la data dell'arrivo degli alieni conquistatori, il 22 - 12 - 2012. Ma tale profezia Maya, alla luce della nuova stagione ordinata e a meno che non si voglia tornare indietro nel tempo, non avrebbe molto senso recuperarla.
In vita non abbiamo più nessuno.
Quel bellissimo personaggio di Krycek, ad esempio, ormai freddato da Skinner.
Ma ad incuriosire per un possibile prosieguo delle puntate mitologiche sono ben due i personaggi.

Marita Covarrubias, interpretata da Laurie Holden.


Apparsa nell'episodio Herrenvolk (4x01) è stata un'informatrice di Mulder.
Come incarico principale assisteva i membri dell'ONU ma, in seconda veste, lavorava per il consorzio dei cospiratori. Importante risorsa per l'agente dell'FBI, trasmette diversi fascicoli riservati finché non viene scoperta e usata come cavia per il cancro nero. Il famoso virus alieno attraverso il quale si sarebbe estinta l'umanità. Lei è una dei principali protagonisti a salvarsi e, nell'episodio finale, testimoniare a favore di Mulder.

Gibson Praise, interpretato da Jeff Gulka.


Apparso in The End, la Fine, il season finale della quinta stagione, è un ragazzino con DNA alieno e con la grande abilità di leggere nella mente. Fortemente voluto da Il Consorzio sarà rapito da l'uomo che fuma per essere sottoposto a operazioni al cervello. Il suo sarà un ruolo centrale nella seconda parte della serie perché rappresenterà la prova per l'agente Mulder delle macchinazioni tra governo e alieni.
Anche lui testimonierà a favore.

Questi sono i personaggi della mitologia ancora in vita e da cui si potrebbe ripartire.

Un ulteriore problema che diminuisce le aspettative è dato dall'evoluzione digitale degli ultimi dieci anni.
L'avvento di internet ha permesso la proliferazione incontrollabile dei siti di complottasti che hanno scritturato delle trame persino migliori della fiction.
E non solo.
Ci troviamo in un mondo televisivo che ha visto crescere sempre più il fenomeno delle serie TV. I temi affrontati da X Files hanno già visto la luce con serie come Fringe e Black Mirror, ad esempio.
Senza dimenticare che negli anni '90 i due attori erano sconosciuti, ad eccezione di Duchovny già apparso nei panni di freak character in Twin Peaks. Oggi, al contrario, sarà difficile vederlo in altre vesti data la sua incombente presenza in Californication.
Stessa cosa per Gilian Anderson nei bei ruoli in The Fall e Hannibal.

Ma Carter ha dichiarato che il mondo è diventato così strano da poter essere pronto ad un nuovo X Files.

Ci fidiamo?




marcodemitri®

sabato 2 febbraio 2013

American Horror Story Stagione 1 - 2 [Recensione]

Ryan Murphy è un tagliente e cinico personaggio del panorama televisivio statunitense. La sua è una sadica abilità nel dimostrare quanto problematiche e tossiche siano le relazioni umane, salvo poi costruire un finale apparentemente lieto.
Come da copione, insomma.
Per chi non lo conoscesse, è l'ideatore di Nip\Tuck. Volete altro? Bene, ci sono Glee, la trasposizione cinematografica del romanzo Correndo con le forbici in Mano, The New Normal e infine American Horror Story.
Che è anche il prodotto di cui vorrei parlare.

American Horror Story (da ora in avanti AHS) è una serie televisica del 2011 - fino adesso arrivata alla seconda stagione - che non ha mai brillato per originalità e credo che questo sia un dato risaputo. La sua grande forza è stata quella di saper miscelare con astuzia e un palese ammiccamento al pubblico mainstream, storie già viste in precedenti pellicole thriller - horror; servendosi di una sceneggiatura accattivante, una regia originale e un bel cast.
Tutto questo riguarda solo la prima parte, che a conti fatti è la migliore.
Dunque perchè seguirla?
Oltre i già citati pregi, come la riproposizione di tematiche appartenenti al folklore e alla cultura dell'orrore e una delle più belle sigle mai realizzate, c'è da aggiungere che ogni stagione ha una sua storia: nel senso che terminata la prima la seconda, ad esempio, non sarà incentrata sullo stesso tema ma avrà solo gli stessi attori in ruoli differenti, ovviamente. In questo modo si evitano i fastidiosissimi cliffhanger e si può tirare un sospiro di sollievo se la storia precedente non è piaciuta.



[Prima Stagione - The Murder House]
Ben Harmon (Dylan McDermott), Vivien (Connie Britton) e Violet (Taissa Farmiga) sono una famiglia che si trasferisce in una piccola città non dando adito alle voci di maledizioni che aleggiano sulla nuova dimora: fu infatti la scena del crimine di diversi omicidi. Il vicinato è pittoresco ed emergono subito personaggi come Constance (Jessica Lange) e la figlia, Tate (Evan Peters) e l'ambigua cameriera Moira (Frances Conroy). Ma gli Harmon scopriranno ben presto che c'è ben altro oltre il ridente e apparentemente normale quartiere. Strani eventi iniziano a far vacillare quello che sarebbe dovuto essere solo un modo per recuperare la fiducia persa.

La bellezza dello script è dovuta soprattutto alla riuscita di ben fatti colpi di scena e personaggi bizzarri, che non abbassano il livello qualitativo, anzi, lo innalzano. Appare subito evidente che quanto visto nella prima puntata è solo l'inizio di una storia in cui, attraverso parallelismi passati, si alterneranno strani eventi. Impressionante è l'utilizzo di Rubber Man, una raccapricciante entità con indosso una tuta masochista la cui vera identità, avvolta nel mistero, diventa il vero tormentone dell'intero arco narrativo.
Da segnalare poi il perfetto modo di riproporre, senza incappare in fastidiosi plot hole, di un intreccio movimentato tra passato e presente.

Se nella prima i riferimenti erano ad un contesto attinente maggiormente alla contemporaneità in questa seconda stagione la storia si avvia negli anni '60.


[Seconda Stagione - Asylum]
Briarcliff è un istituto psichiatrico gestito dalla gerarchia cattolica che ha al suo vertice il monsignor Timothy Howard  (Joseph Fiennes) e al seguito Suor Jude (Jessica Lange). Spiccano l'impeccabile Dott. Arthur Arden (James Cromwell), lo zelante Dr. Oliver Thredson (Zachary Quinto) e la timida Suor Mary Eunice (Lily Rabe). La situazione degenera però quando una reporter Lana Winters (Sarah Paulson) inizia ad indagare sulle punizioni corporali usate come metodo di redenzione. Ma irreparabilmente compromessa per la sua omosessualità, finirà per diventare un'ospite della casa di cura dove la sua vita si intreccerà con quelle di Kit Walker (Evan Peters), accusato di essere un serial killer e Grace Bertrand (Lizzie Brocheré), un'assassina per necessità.
Sullo sfondo si alternano fantomatici rapimenti alieni e strani omicidi legati al nome Bloody Face.

Ora mi risulta difficile recensire questa seconda parte.
Sia perchè il mio è un giudizio annebbiato dall'hype lasciatomi intendere dai vari spot, sia perchè la storia in se è così mal riuscita che non è facile andare oltre "spaventosa".
Che non è un complimento, sia chiaro.
Ma procediamo con ordine.
La serie, come ho già detto prima, è un contenitore di omaggi al mondo dell'horror.
E funziona abbastanza bene, nella prima stagione, grazie ad una sceneggiatura ben strutturata.
C'è da dire che noi viviamo in un periodo che può ancora attingere all'immaginario collettivo creato da Lost, Twin Peaks e ancor prima da Dallas. Fautori della innovazione di un romanzo corale in cui si possono aggiungere personaggi attraverso una caratterizzazione non evolutiva bensì anacronistica.
Cosa voglio dire: attraverso l'utilizzo di un espediente narrativo come il flashback si può costruire un personaggio senza togliere tempo alla storia principale. In questo modo lo spettatore può immaginare la successiva azione e restare stregato e avvinto dal serial. Nozioni base per capire il meccanismo della maggiorparte dei prodotti televisivi odierni. Ma tutto questo ha un limite se non usato correttamente. Infatti uno dei rischi è quello di non dilazionare bene il tempo della storia con quello dei protagonisti, incorrendo così in una ridicola e patetica velocizzazione della maturazione dei personaggi o peggio: eliminandola rendendoli così piatti.
Al di là delle sottotrame insulse, dei momenti gratuiti di puro trash e di alcuni attori pessimi, il problema principale è quanto detto prima: un'assurda accelerazione narrativa che porta ad un ultimo giro di boa con un finale brutto e inutilmente shoccante.
Se nella prima stagione il perno principale era la ricostruzione del nucleo famigliare, con impressioni suggestive e battute riflessive, qui, sembra lo studio della malattia mentale a privilegiare. Ma se l'intento è quello di far luce sulle torture corporali, tra cui l'elettroshock e le frustate, e denunciare le brutalità e gli esperimenti che subirono molti pazienti, il prodotto non riesce perchè si riduce ad un romanzato e surreale quadretto d'altri tempi, lontano dal pubblico più attento e vicino a quello generalista.
A completare una regia che si perde troppo spesso nella sua ricerca estetica, tanto da risultare barocca e provocando il più delle volte, senza esagerare, nausea.
Da segnalare in positivo restano una egregia fotografia e un cast con gli ottimi Jessica Lange, Zachary Quinto e la non male Lily Rabe.

Infine c'è solo il rimpianto per un occasione mancata di poter dimostrare, con meno idiozie, una trama più ricercata e meno insulsa e, pur nutrendo qualche dubbio spero comunque in una terza stagione che abbia di apprezzabile non solo la sigla.

marcodemitri®

mercoledì 2 gennaio 2013

Ridi, ridi che la nonna ha fatto gli Emmy [Il Meglio e il Peggio delle Serie TV 2012]


Dopo gli Oscar-fatti-in-casa, passiamo agli Emmy.

MIGLIOR PRODOTTO 2012












Black Mirror
Tre episodi intensi, magistralmente diretti, che indagano con ferocia e drammatica ironia le complicazioni che crea la tecnologia nei rapporti sociali.
Interpretazioni splendide al servizio di una sceneggiatura di ottima fattura.
Se siete fan di Ai Confini della Realtà, non potete per niente al mondo lasciarvelo scappare.
Se vivete per i reality show o i social networks, stesso consiglio.
E ovviamente, anche voi, che non siete fan né dell'uno né dell'altro.


MIGLIOR SERIE DELL'ANNO



Breaking Bad (5° - Prima Parte)
Con una serie di eventi che dirottano il tutto verso il season finale, si accende una sfida che sulla carta sembrerebbe epocale. Una serie scritta splendidamente e girata da dio, in cinque stagioni non si nota nessun calo.
Un padre ai tempi della crisi e i modi stravaganti per preservare il futuro della famiglia.

MIGLIOR SERIE CANCELLATA 



Last Resort (1°)
Intrigante, particolare e con alta dose di spionaggio. Peccato non sia riuscita a farsi accettare ed amare dal pubblico. Un peccato soprattutto per la trama a suo modo anti americana.
Una serie da vedere ma che si conclude, purtroppo, con solo una stagione.

MIGLIOR SERIE CON GRANDE POTENZIALE



Homeland (1°)
Se parlassimo delle prime sette puuntate, questa serie non avrebbe nulla da invidiare a qualsiasi thriller. Purtroppo dobbiamo includere anche i restanti cinque episodi. Non che siano brutti, più che altro ingenui perché destinati ad un pubblico commerciale.
Nonostante ciò, piace: anche complice il casting e la regia.

PEGGIORE SERIE SCRITTA



Dexter (7°)
Come ogni anno, ormai da circa cinque anni, Dexter vince il premio per peggior sceneggiatura. Superficiale e nosense, l'ottava stagione aveva grandi potenziali per riuscire a far risalire a galla il serial; ma niente.
Crolla a picco per l'ennesima volta, regalandoci però un fan service spettacolare: SURPRISE MOTHERFUCKER?

PEGGIOR SERIE DIRETTA



American Horror Story (2° - Prima Parte)
Dopo una splendida prima stagione, telefonata ma fatta bene, la seconda si apre con una nuova location. Ma è confusione. Mancanza di un vero e proprio filo conduttore tra gli eventi e di una coerenza nei personaggi, il serial perde una grande occasione per creare qualcosa di unico nel genere, nuovamente.

SERIE DROPPATA SUBITO



The Newsroom (1°)
Ho iniziata a vederla perchè appassionato di giornalismo. Ma ahimè, mancanza di pathos e di climax, mi hanno portato a dropparla fin da subito. Eppure dopo Six Feet Under e perché no: Mad Men, son abituato a questo genere di sceneggiature lente. Una serie noiosa e ingarbugliata come poche. Un gran peccato dopo i primi 10 minuti del pilot.

SERIE MEDIOCRI MA CHE SI LASCIANO GUARDARE

How I Met Your Mother (8° - Prima Parte)
Anche qui, il calo è enorme.
I personaggi, completamente assenti nei loro tratti, parlano e innestano una serie di azioni per un continuo susseguirsi di storie fredde e poco brillanti.
Dropparla, anche senza conoscere il finale "rivelatore", è a portata di dito.
Speriamo in una seconda parte più vivace.

The Big Bang Theory (8° - Prima Parte)
È vero: si regge tutto su uno Sheldon scontatissimo e un'ambiguità di Raj stucchevole. Ma che ci posso fare, la serie riesce a farmi passare 20 minuti della mia vita in totale rilassatezza. È un po' come quando ti stendi su un letto poco comodo: fa sempre il suo dovere.

IDOLO 2012 [Rischio Spoiler Dexter]








giovedì 27 dicembre 2012

Homeland - Stagione 1 NO SPOILERS [Recensione]



Dopo otto anni di prigionia in Iraq, il soldato Nick Brody viene ritrovato. Ma per l'agente della CIA, Carrie Mathison, qualcosa non torna; troppi misteri si celano sul suo improvviso ritrovamento. In un'America ancora devastata dal 9\11, condurrà indagini segrete, ostinata più che mai a scoprire la verità.

Ma Homeland, cos'è. 
Parliamoci chiaro: la grande fortuna del serial è da ricondurre per l'80% alla magistrale interpretazione di Claire Danes. 
Ipnotica, carismatica e folle.
Ma il restante 20% è merito del grande intreccio sviluppato a volte bene e a volte male, dell'ottimo cast e da un certo nazionalismo sinistro americano. 

Per un momento, lasciamo da parte le varie cadute di stile in Lost; prendiamone solo i pregi. 
Come Twin Peaks una decina d'anni prima, Lost ha rielaborato la struttura ad incastro: il racconto corale ricco di misteri e colpi di scena che snodano la trama principale in via non più orizzontale, ma verticale; fornendo episodio dopo episodio, goccia a goccia, dettagli e frammenti per scogliere dubbi solo nell'ultima puntata o nell'ultima stagione. 
Homeland fa questo purtroppo per solo sette puntate; perchè sebbene riesca a mantenere vivo l'interesse fino la fine, il climax ci lascia subito mentre si assiste alla trasformazione del serial in un drama con una trama unica e poco brillante. Ad impedire che l'ottimo lavoro svolto coli a picco, intervengono però un'ottima regia e grandi interpretazioni, come scritto poco prima. 
Le puntate più belle sono dirette da Michael Cuesta, una celebrità per Dexter e Six Feet Under, tra le quali possiamo annoverare oltre il pilot e Grace anche la season finale; che nonostante sia bruttina, apre risvolti interessanti per una seconda stagione potenzialmente intrigante. 

Riempiendo il vuoto lasciato da un gigante dell'intrattenimento televisivo X Files, Homeland è stuzzicante quando tratta i topic della dietrologia statunitense ma perde cercando di intendere una sottile apologia del terrorismo saudita; mostrando invece quanto sia ancora pop e ingenuo il modo di trattare alcuni argomenti. 
Cosa che invece non accadeva in Rubicon, al contrario. 

Infine, posso ritenermi soddisfatto in parte per aver in quattro giorni stuprato il mio cervello con supposizioni e paranoia, ma sinceramente non mi capacito per l'Emmy vinto come Miglior Serie Drammatica. 
Voglio dire: non volete darlo a Breaking Bad? 
Benissimo: c'è Mad Men.

E che cazzo. 




Da segnalare l'ottimo opening: