lunedì 31 dicembre 2012

Gli Oscar-fatti-in-casa. [Migliori e Peggiori film 2012]


Dunque anche io mi accodo ai classici "oggi è l'ultimo dell'anno" proponendovi la mia personalissima lista di opere televisive e cinematografiche migliori e peggiori.
Vi lasci poi, augurandovi buona fortuna per il 2013. 

MIGLIOR FILM



Amour 
Un opera struggente di rara bellezza, che vi mostrerà con crudeltà il lato "vero" dell'Amore. 
Haneke è come un amico fastidioso che, per infastidirvi, stuzzica con il dito una ferita aperta sulla vostra pelle. 

MIGLIOR FILM CAZZONE


The Avengers
Una trasposizione leggera e anche mediocre dei Vendicatori che, vuoi per la cazzutaggine di Loki, della giggionaggine (si può dire, vero?) di Robert Downey Jr. o del latex di Scarlett Johansson, SPACCA. Scene d'azione ben curate e azione corale ben organizzate regalano un'avvincente titolo per tutti. Forse non tanto per i fan.

MIGLIOR INDIE HIPSTER
Sebbene differenti nel modo e nella tematica trattata, risultano essere simili per gruppo d'appartenenza. 
Ma anche perchè mi hanno colpito immensamente e non saprei come altro scinderli. 


Moonrise Kingdom
Wes Anderson torna in grande stile per regalarci un mix di commedia, drama e azione in un solo prodotto. Una favola divertente e triste, colorata e dalla narrazione geniale che, complice una sceneggiatura fresca e immediata, resterà per sempre nei nostri cuori. 


Ruby Sparks
Brillante e delizioso indie movie con una trama non proprio originale. La coppia di registi che c'ha donato una perla come Little Miss Sunshine è alle prese questa volta con il "blocco dello scrittore". E non farà altro che raccontare, con una bellissima metafora, la vita di uno scrittore alle prese con il vero significato del successo e dell'amore.

MIGLIOR THRILLER


Argo
Ben Affleck che non ti aspetteresti, confeziona una thriller da oscar. Una pregiata regia per raccontarci le vicende di un gruppo di diplomatici americani in Iran e del loro modo originale di scappare via dall'inferno della guerra. 
Consigliatissimo, soprattutto per i palati fini. 

MIGLIOR FILM AZIONE


Skyfall
Non sono esperto di 007, a parte i primi due "moderni" capitoli. Ma qui siamo davanti un film eccezionale sotto ogni punto di vista. Un lavoro fine per Sam Mendes, che non perde l'occasione per mettere in scena la sua bravura teatrale e fotografica. Poi, con un cattivo gigionesco come Bardem, cosa si può volere di più? Un Heineken. 
Ok, la capirete solo vedendo il film. 

DELUSIONE 2012


The Dark Knight Rises
L'ho aspettato come un cane abbandonato sull'autostrada. 
E mi ha deluso, come un padrone che non torna a riprendere il suo cane abbandonato.
Sì, perchè Nolan che si diverte insieme a Goyer a sabotare la sceneggiatura, te lo aspetteresti solo da Lindelof ma dopo aver creato qualcosa di epico con Batman Begins, e anche The Dark Knight và, succede che il tuo hype cresce alle stelle per l'ultimo capitolo della trilogia; eppure, niente. 
Un capitolo infarcito di politica e stucchevoli lezioni sull'anarchia, pretenzioso come pochi, che per forza di cose crolla su se stesso. 
Per carità, Bane, vuoi per la grande bravura di Hardy, è superiore al Joker ma resta l'amaro in bocca per non essere riuscito a chiudere meglio il cerchio. Ed infatti, come detto prima, The Avengers funziona meglio perchè meno carico e più "easy".
Unico punto a favore: la grande regia, le grandi scene d'azione e la colonna sonora. 
Poi basta, però.

MIGLIOR FILM ITALIANO


È stato il figlio.
Daniele Ciprì, che ricorderete per Cinico TV su Rai3, propone una sua versione dell'omonimo romanzo siciliano. Una situazione italiana anni '70, arricchita dai classici clichè popolari, ci mostra la storia di una famiglia scapestrata con un padre del calibro di Tony Servillo. Fotografia magistrale per un pezzo di storia meridionale. Tra grottesco e cinismo, ne uscirete inorriditi. 

IL GRANDE ESCLUSO

Lo Hobbit
Nonostante sia un film splendido, è ovviamanente escluso nella classifica per la sua incompletezza. 
Attenderò il terzo per commentarlo. 
Se vivrò tanto a lungo. 

giovedì 27 dicembre 2012

Homeland - Stagione 1 NO SPOILERS [Recensione]



Dopo otto anni di prigionia in Iraq, il soldato Nick Brody viene ritrovato. Ma per l'agente della CIA, Carrie Mathison, qualcosa non torna; troppi misteri si celano sul suo improvviso ritrovamento. In un'America ancora devastata dal 9\11, condurrà indagini segrete, ostinata più che mai a scoprire la verità.

Ma Homeland, cos'è
Parliamoci chiaro: la grande fortuna del serial è da ricondurre per l'80% alla magistrale interpretazione di Claire Danes. 
Ipnotica, carismatica e folle.
Ma il restante 20% è merito del grande intreccio sviluppato a volte bene e a volte male, dell'ottimo cast e da un certo nazionalismo sinistro americano. 

Per un momento, lasciamo da parte le varie cadute di stile in Lost; prendiamone solo i pregi. 
Come Twin Peaks una decina d'anni prima, Lost ha rielaborato la struttura ad incastro: il racconto corale ricco di misteri e colpi di scena che snodano la trama principale in via non più orizzontale, ma verticale; fornendo episodio dopo episodio, goccia a goccia, dettagli e frammenti per scogliere dubbi solo nell'ultima puntata o nell'ultima stagione. 
Homeland fa questo purtroppo per solo sette puntate; perchè sebbene riesca a mantenere vivo l'interesse fino la fine, il climax ci lascia subito mentre si assiste alla trasformazione del serial in un drama con una trama unica e poco brillante. Ad impedire che l'ottimo lavoro svolto coli a picco, intervengono però un'ottima regia e grandi interpretazioni, come scritto poco prima. 
Le puntate più belle sono dirette da Michael Cuesta, una celebrità per Dexter e Six Feet Under, tra le quali possiamo annoverare oltre il pilot e Grace anche la season finale; che nonostante sia bruttina, apre risvolti interessanti per una seconda stagione potenzialmente intrigante. 

Riempiendo il vuoto lasciato da un gigante dell'intrattenimento televisivo X Files, Homeland è stuzzicante quando tratta i topic della dietrologia statunitense ma perde cercando di intendere una sottile apologia del terrorismo saudita; mostrando invece quanto sia ancora pop e ingenuo il modo di trattare alcuni argomenti. 
Cosa che invece non accadeva in Rubicon, al contrario. 

Infine, posso ritenermi soddisfatto in parte per aver in quattro giorni stuprato il mio cervello con supposizioni e paranoia, ma sinceramente non mi capacito per l'Emmy vinto come Miglior Serie Drammatica. 
Voglio dire: non volete darlo a Breaking Bad
Benissimo: c'è Mad Men.

E che cazzo. 




Da segnalare l'ottimo opening:



lunedì 24 dicembre 2012

Un film a Natale è per sempre. [Consigli]

Il Cinema è un'arte meravigliosa perchè rende magico qualsiasi momento delle nostre vite: molto spesso trascorse frettolosamente, senza prestare giusta attenzione ai dettagli che le rendono uniche.

Ecco perchè, al di là del panettone, i regali e gli abbracci forzati, il Natale non possa essere vissuto senza vedere alcuni dei titoli più belli ed evocativi della nostra infanzia, ad esempio. 
Perciò stilerò una classifica dei miei film natalizi preferiti. 

1) ET

Quando Spielberg era un regista innovativo e non ridotto ad un cumulo di clichè iper perbenisti e senza fantasia. La storia d'amicizia tra un bambino e un piccolo extraterrestre, un racconto sulla diversità che commuove ancora. Un film dolce e potente.
"No, non andare via ET!"

2) Mamma ho perso l'aereo;


Beh, signori miei, qui parliamo di storia.
Chi di voi, generazione fine anni '80 non ha mai provato il sogno proibito di trascorrere la notte di Natale senza famiglia? Ma soprattutto tappezzare la casa di trappole? Mamma ho perso l'aereo è anche il film più american style di sempre.
E forse sapere che "Kevin" ora è ridotto sul lastrico tra droghe e antidepressivi è stato peggio di quella volta che ho provato a bere la coca cola dal naso.

3) Il Grinch;

   

Un po' di antipatia e anticonforrmismo va sempre bene; specie se si tratta di feste ipocrite e consumistiche. Sì, parliamo dell'ammasso di peli, verde e cattivo: il Grinch.
Interpretato da un Jim Carrey gigioneggiante, un film modesto e per tutti.
"Sì, Grinch ruba il Natale anche a casa mia!"

4) La vita è meravigliosa; 


Forse il film natalizio più bello di sempre.
Una racconto struggente sulla potenza del natale. Non sempre tutto è perduto e a volte, la gente si ricorda di te. A meno che non sei uno zingaro, un ebreo o Lele Mora.

5) Canto di Natale di Topolino;


E vabbè, se non lo avete mai visto, siete senza cuore. Anzi, non avete mai vissuto il natale da bambini.
Un classico senza tempo che a colpi di "gulp", narra una delle opere più belle di Charles Dickens.
Lo trovate completo su Youtube. Qui:


6) Nightmare Before Christmas;


Una favola dolcemente spaventosa che ha fatto la storia. Con le musiche di Renato Zero, sì, lui, un cartone da vedere sia ad Halloween che a Natale.

8) X Files 6x06 "How the Ghosts stole Christmas".


Dunque questo è senza dubbio l'episodio mio preferito. Da amante di X Files, non potevo non metterlo. È oramai diventata una routine da diversi anni. E ogni qualvolta lo vedo, mi commuovo.
Perchè si tratta di una splendida storia d'amore raccontata secondo i dettami del telefilm.
Da vedere anche singolarmente per chi non conoscesse il telefilm. 

sabato 22 dicembre 2012

Ralph - Spaccatutto [Recensione]



Facciamo un po' di ordine.

Partendo dal presupposto che Ralph va visto; uno dei motivi principali è anche il meraviglioso corto iniziale sugli stessi livelli di questa splendida animazione Pixar:


È difficile non commuoversi quando si fa leva su ricordi d'infanzia che sembrano ormai lontani, soprattutto se legati a momenti spensierati della vita. Ed è questo quello che fa Ralph.
Perchè prendere Pac - Man, Street Fighter, Donkey Kong, SuperMario, Q*bert umanizzarli con pregi e difetti, e lanciarli in un mondo coerente e ben scritto, non è forse il sogno di qualsiasi appassionato nerd?
Come me.

Se avete già visto il trailer avrete già compreso la trama.
Ralph è uno spaccatutto, un cattivo di un videogioco arcade: "Felix - Aggiusta tutto". Ma la sua constante delusione per non essere preso in considerazione dai suoi compagni - personaggi, pone un serio interrogativo: e se diventasse buono cosa accadrebbe? Ed è per questo che finirà in un'avventura alla ricerca di un trofeo che lo possa rendere importante per la comunità della sua "schermata". Ma durante ciò avrà modo di affrontare e conoscere diversi "livelli" e scoprire che le cose non sono esattamente come lui ha previsto.

Il pregio della pellicola è quello di offrire una morale splendidamente lineare e credibile, grazie ad una sceneggiatura scritta divinamente e una regia semplice ma efficace.
Certo è stato realizzato per accattivarsi le simpatie di un pubblico di appassionati diventando masturbazione videolutica "vintage". Ma la bellezza dello sviluppo narrativo, l'originalità del tema trattato e la forza della storia rendono il tutto straordinariamente accattivante anche per chi vorrebbe solo vedere un film d'animazione.
E se prima avrei scomunicato chiunque avesse detto che la Pixar sarebbe stata un giorno destituita del suo trono di miglior casa d'animazione mainstream, ora mi rendo conto che non è più così: Ralph rovina la festa proponendosi come migliore delle ultime sue produzioni.

Insomma prima che diventasse centrale la grafica mozzafiato c'erano le produzioni arcade con un cuore e tante monete da spendere.
Parola di Ralph

venerdì 21 dicembre 2012

Le 5 Leggende - Rise of Guardians [Recensione]


The Avengers ha imposto il suo marchio e molti lo hanno seguito: anche nei cartoni animati.
Sebbene si tratti di un'opera ispirata ad un ciclo di racconti, Le 5 Leggende sono i Vendicatori trasposti in versione cartoon. Ed infatti seguono lo stesso schema: l'eroe che non sa di esserlo, la sua consacrazione, il suo allontanamento, l'azione inaspettata che gli permetterà di rientrare a far parte della squadra e infine il combattimento sinergico contro il villain di turno.

So che è più facile spezzare un atomo che un pregiudizio ma basterebbe leggere Dreamworks per prenderne le distanze. Perché se prendiamo film come Kung Fu Panda o Madagascar, non ci si può ritenere di certo soddisfatti. Direte voi "parliamo di cartoni animati"; sì, vero, ma da quando la mediocrità è diventata linea guida per i bambini?
Con le uniche eccezioni rappresentate da Shrek, Z - La formica, Megamind e le collaborazioni con Aardman per l'animazione in Claymation , la casa d'animazione fallisce in ogni tentativo di riuscire a creare un prodotto unico e divertente. Modellando, al contrario, idee piatte e monotone.
Sia ben chiaro non metto in discussione la vivacità del prodotto quanto lo strabusato canovaccio di sceneggiature con battute riciclate.
Prendiamo come esempio i lavori della sua rivale, la Pixar: la grande potenza narrativa, l'originalità dei character designer e le sceneggiature brillanti infarciscono ogni anno film di spessore e intelligenti. Ed in una meravigliosa combo di estetica e morale, nascono pellicole di spessore, che divertono e insegnano.

E posso citarvi Up con i primi dieci minuti d'amore più belli della storia del cinema o ancora il mutismo generazionale riprodotto in mezz'ora di beep di un robotino a spasso su una terra devastata in Wall - E.
Potrei persino scomodare quel capolavoro della trilogia di Toy Story, per andare sul forte.

Ahimè, sono questi i difetti che rendono le opere Dreamworks una fortezza per incassi e meno per lo stimolo intellettuale.

Ma questo Rise of Guardians cos'è.
Babbo Natale, Fata dei Denti, Sandman, Coniglio di Pasqua e Jack Frost sono le cinque leggende. Un gruppo di indomito coraggio cui l'esistenza è condizionata dalla fede dei bambini. La loro vita inizia a vacillare quando Pitch Black - conosciuto come uomo nero - cercherà di distruggerli. Dunque dovranno trovare la forza per combatterlo unendo le loro forze ora più che mai. Aiutati poi dall'ultimo bambino credente sulla terra
Non è una novità se confrontato con i film di Natale ed in particolare il Grinch. Certo non si cerca di rubare il natale bensì la capacità dei bambini di credere nella fantasia.
Un'impresa ardua che non poteva di certo trovare la sua migliore consacrazione se non in un cartoon.
Un film che si eleva rispetto alle ultime produzioni ma che soffre di personaggi caratterizzati male e situazioni già viste. Simpatica però l'attenzione dedicata ad alcuni particolari sopra le righe.

Ma se il vostro intento fosse quello di creare un'accogliente e calda atmosfera natalizia per i vostri bambini, meglio rivedere Canto di Natale di Topolino.




mercoledì 19 dicembre 2012

Looper. [Recensione]




Looper ovvero come scrissi di viaggi nel tempo incasinandomi ma facendo un bel film. 
Non c'è altro da dire per definire il nuovo film di Rian Johnson. 
Rian chi? So che molti di voi se lo staranno chiedendo ed è per questo che vi do due possibilità per conoscerlo: 
- Click su Wikipedia;
- Guardare Breaking Bad, episodi 3x10 "Fly" e 5x4 "Fifty - One". 
Ok dai, aggiungo che c'è anche Joseph Gordon - Lewitt.
Sembrano infatti trascorsi millemila anni dalle sue prime comparse in Una famiglia del Terzo Tipo, passando poi per 500 days of summer - pellicola che lo ha consacrato ad idolo di una piccola generazione di cuori infranti - è approdato in blockbuster quali Inception e The Dark Knight Rises - regalandogli il successo mainstream -. Ma il giovane Lewitt è anche apprezzabile per ruoli particolari in pellicole indipendenti quali Hesher, 50/50 e Premium Rush. E lo vedremo anche nel prossimo film di Spielberg: Lincoln. Il prossimo figo, in pratica. 
Ah, manca il pezzo forte: Bruce Willis che interpreta il se stesso del futuro. 
E menomale perchè dopo Moonrise Kingdom, avevo bisogno di rivederlo in azione come ai vecchi tempi: il solito cazzuto cazzone che si trova a dover interpretare un povero cristo. 
Poi ci aggiungiamo che il film tratta di viaggi nel tempo: no, non come quella porcheria di Donnie Darko, più comprensibili e meno paraculi.
Insomma, la fantascienza alla portata di tutti.

Dunque nel 2074 saranno inventati i viaggi nel tempo ma dichiarati subito illegali. 
Egemonizzati dal mercato nero delle mafie, saranno utilizzati per spedire nel passato - nel 2044 per essere precisi - vittime designate. Ad attenderle ci sarà poi un Looper, killer professionista con il compito di uccidere e sbarazzarsi del corpo. Ma la vita di uno dei Looper cambierà, quando scoprirà che il prossimo bersaglio è se stesso trent'anni dopo. 

Era dai tempi di Moon e District9 che non mi divertivo così tanto. Un film brillante ed originale quanto basta per ricordarci che esiste ancora il cinema sci - fi ben fatto. Soggetto curato dallo stesso regista sopra citato Rian Johnson, una storia a metà strada tra il cinema indipendente e il blockbuster. E senza risparmiare incursioni filosofiche e allucinanti viaggi mentali, la pellicola mette in scena un futuro non molto lontano, dove la tecnologia è alla portata di tutti. Con un regia attenta e dettagliata, c'è spazio anche a piccoli capolavori narrativi. Trucco singolare e grottesco per Gordon - Lewitt per modellargli sul volto le simpaticissime espressioni di Willis, che interpreta il se stesso del futuro, appunto. Molto bravi anche Emily Blunt e l'inaspettato e imprevedibile Jeff Daniels. Menzione d'onore al piccolo Cid, espressivo da far paura. 

In fine, vale la pena vedere Looper per una serie di motivi: uno dei quali è che finalmente le idee ad Hollywood ci sono. 
La fine del mondo, insomma. 

martedì 18 dicembre 2012

Menomale che Benigni c'è.




Altrimenti mio padre avrebbe continuato a pensare che la Costituzione fosse un concetto astratto usato come metodo Stanislavskij per aumentare i farfugliamenti di DiPietro.

Ahh, povero Di Pietro
Me lo immagino su un trattore mentre fissa il televisore 18 pollici catodico poggiato a malapena su un quadrato di fieno, eccitandosi al sol pensiero di partecipare ad una puntata di Servizio Pubblico.
Ma questa è un'altra storia presto su Report.

Ora, non vorrei scomodare Silvio Muccino ma credo che ci voglia poco per commuovere gli italiani quando sono seduti comodamente davanti un televisore da 54 pollici 3D:

"Scusi, perchè ci sono gli occhiali da sole con questo televisore?"
"Per vedere meglio le tette di Antonella Clerici!"
"Ah perfetto! Ne prendo 10. Carrera si possono avere?"
"Sì. Intanto lei firmi la bolla di accompagnamento alla cassa per completare l'acquisto."
C'è solo scritto che vivrai di più, giusto il tempo per finire di pagarlo.
Ed in piccolo che il diavolo tornerà per trascinarti nelle fiamme della dannazione eterna.
Vivo al sud, le fiamme non sono niente contro l'umido.
Dilettante.

Dopo aver fantasticato su quanto bella la vita potesse essere senza di lei, Barbara decise di lasciarmi.
Lei era l'ultimo granello della mia dignità rimasta.
E fu così che iniziai a seguire Colorado.

Comunque Benigni sarà anche un comunista ma almeno non è una pornostar.
Voglio dire, se lo fosse stato, sarebbe stato invitato da Barbara D'Urso.
E che cosa gli avrebbero detto?
Che guadagna tanti soldi grazie a Berlusconi.
Beh, almeno su Rai1 lo pagano gli italiani che non evadono.
Chi?
No, non sto dicendo che Benigni non sia bravo, solo che io preferisco ricordarlo per le parolacce in Berlinguer ti voglio bene.
Fai schifo, sei il classico italiano medio.
Se lo fossi mi sarei già lanciato in qualche sport estremo tipo comprare l'iPhone5 o copiare le ricette di Alessandro Borghese.

Ma avete notato come Real Time stia lentamente prendendo il posto di italia1?
L'altro giorno ho fissato un chiodo cercando di ricostruire la sua storia.
Poi ho rischiato una denuncia per aver buttato i vestiti del mio vicino di casa: ma come si veste?
E poi ho detto che mia madre potrebbe cucinare per il programma "orrrori da gustare".
È che non ho più alcuno stimolo a studiare per questo mi dedico alla televisione: sopperisce all'assenza di immaginazione e dell'Albero Azzurro.

Ah, finalmente si torna a votare.
Le sorti dell'Italia riaffidate nuovamente a Berlusconi che promette di togliere l'IMU a chi si salverà dalla fine del mondo. 
NO ASPETTATE: È STATO FRAINTESO.

Insomma termino con questo pezzo di attualità dalla meravigliosa università di Giurisprudenza. 

"Buongiorno."
"Buongiorno.. mmh.. vuol parlarmi dell'articolo 140 della Costituzione?"
"Sì, dovrebbe essere la revisione costituzionale, giusto?
"Può alzarsi, grazie. Ci vediamo la prossima volta".

Sono troppo pessimista per credere nella fine del mondo ma per una volta, vorrei sperare il contrario.
D'altronde, "bisogna essere ottimisti, sempre. Sa, io non ho mai visto un pessimista avere successo nella vita". 


sabato 15 dicembre 2012

Lo Hobbit [Recensione]



Io l'ho sempre detto: il grande merito di Peter Jackson è stato quello di riuscire a far apprezzare il fantasy - un genere non per tutti - al grande pubblico.
Un'impresa non facile, senza alcun dubbio.
Perchè se la trilogia del Signore degli Anelli ha avuto un successo senza precedenti, ridimensionando pellicole dello stesso genere - Il Labirinto del Fauno, ad esempio - un motivo c'è.
Ma di questo ne ho già discusso qui.

Ora, parliamo de Lo Hobbit.
Premessa: a causa della misera distribuzione italiana, il film l'ho vista nel classico 3D 24fps, che non consiglio.
La pellicola è stata infatti concepita per il 48fps, come ho già detto qui, e si perde, ahimè, in un vorticoso effetto stroboscopico che infastidisce e rimpicciolisce troppo lo spettro visivo.
Ma fortunatamente non rovina lo spettacolo.

Bilbo Beggins, un hobbit della contea, viene coinvolto da Gandalf, uno stregone, per una strana avventura con tredici nani. Lo scopo è quello di riprendere il controllo della loro antica patria ora invasa da un terribile drago: Smaug. Solo dopo un'iniziale riluttanza, Bilbo decide di far parte della compagnia. Destreggiandosi con mille difficoltà tra Orchi, Troll e Goblin, scopriranno che un antico male si sta risvegliando.

Sono trascorsi più di quindici anni dall'inizio della trilogia che ha cambiato il modo di concepire il cinema d'intrattenimento, con un'idea innovativa di fornimento scenico e digitalizzazione.
Dopo aver scelto diversi registi, tra cui Guillermo del Toro, la Warner Bross, decise di affidare il progetto  nuovamente a Peter Jackson. E così, dimagrito e in gran forma, ritornò in Nuova Zelanda, per riprendere le redini del destino cinematografico della Terra di Mezzo. E quale modo migliore se non quello di raccontarne i natali? Nella Hollywood arida di idee, l'idea del prequel è sempre ottima: specie se si tratta di mastodontici monumenti storici che hanno fruttato milioni di dollari. Avete presente Alien? Terminator? Fortunatamente non c'entrano nulla.
Perchè Lo Hobbit è tutt'altro.
È amore per la letteratura trasposto in linguaggio cinematografico con mestiere.

Con dietro la moglie e la supervisione degli effetti speciali affidata a Cameroon, Jackson ricomincia a tessere le sorti degli Hobbit. Ma stavolta, dal principio.
Messa da parte la componente fiabesca, la pellicola respira una certa epicità, alternando prolisso e avventuroso. Tuttavia il film si è soffermato su una certa pretestuosità nel riallacciare il discorso con ISDA e perdere dunque il tono che si era auto imposto fin dall'inizio.
Perchè complici le ragioni commerciali, come il fatto inaccettabile di essere suddiviso in tre capitoli, procede a fronzoli ritmici.
Mi spiego meglio.
La grande premessa introduttiva che serve a presentare e allegerire il tono del film si perde procedendo verso la metà. Trascorre infatti del tempo zigzagando tra protagonisti superflui ed altri trattati troppo sommariamente. Forzando l'introduzione o il recupero, come mero fan service, di collegamenti con l'opera precedente. Ed infatti trovo del tutto inutile la slitta con i conigli di Beppe Grillo.
Le scene d'azione sono meravigliose: in particolare lo scontro sulle montagne valgono il prezzo del biglietto.
Poi però avviene quello che i fan attendono fin dall'inizio: l'anello di congiunzione tra il vecchio e il nuovo. Ed è realizzato splendidamente.
Con energia e vigore si procede fino la fine, non risparmiandoci alcune cadute di stile in battute troppo basse, per poi concludere con ironia.

Il film è bello? Sì e no.
Diverte, pur narrando gesta eroiche che, se non siete amanti del fantasy, risultano noiose. Se cercate un metro di paragone, è peggiore solo alla Compagnia dell'Anello e migliore del Ritorno del Re.
Il film in ogni caso regala uno spettacolo visivo da urlo. Con grande abilità Jackson è riuscito a soppesare l'assenza di Aragorn, Legolas, Frodo e portare brio con personaggi simpatici ma pur sempre minori. Non solo per proporzioni.
Con un ottimo cast, tra cui primeggia Martin Freeman, una colonna magistrale, e scenografia che lasciano senza fiato potrete ritenervi soddisfatti.

Una grande avventura è appena iniziata.
Siete pronti o vi lascerete cuocere dal fuoco del drago Smaug?
Con questo freddo tutto sommato, non sarebbe un cattiva idea.


Ps: la migliore trilogia resta una sola:



mercoledì 12 dicembre 2012

Per chi attende Lo Hobbit [Tipo Vademecum]

Domani, 13 - 12 - 12, uscirà finalmente uno dei film più attesi dell'anno: Lo Hobbit.



Perchè è molto atteso?

Sicuramente perchè dietro la macchina da presa ritroviamo ancora una volta uno dei registi più acclamati degli ultimi anni: Peter Jackson.
Il suo immenso lavoro sull'adattamento cinematografico del Signore degli Anelli è stato una delle produzioni più importanti del secolo; non solo per numero di Oscar, che insieme a Ben - Hur e Titanic si posiziona tra i primi posti, ma anche per la creazione di compagnie di fornitura e di effetti speciali digitali innovative: Weta Workshop e Digital.
Insomma si tratta di un personaggio che al pari di James Cameroon, ha voluto creare un modo di fare cinema personalissimo. Ed è forse questo l'elemento che più incuriosisce.

Lo Hobbit infatti promette di rivoluzionare il mondo delle proiezioni su pellicola, come 3D e formato iMax, con il 48fps.

Ma cos'è questo nuovo sistema?
Di norma quando si guarda un film al cinema, questo è proiettato in 24fps.
Cioè 24 frame per secondo: il frame rate è il numero di immagini che vengono aggiornate in un'unità di tempoVuol dire che si cerca di raggiungere la fluidità della visuale dell'occhio umano e far in modo che lo schermo proietti alla stessa velocità. Permettendo di sfruttare appieno il potenziale 3D. 
Ciò comporterebbe una diminuzione dello "sfarfallio"(effetto stroboscopico); per dirla in parole povere è quello che succede quando i requisiti minimi di un videogioco non sono supportati dal pc ed abbiamo il classico "scatto intermittente". 
Unica pecca è che non tutti potranno ammirare questo formato perchè 3D 48fps sarà proiettato solo in alcune sale.

Ma Lo Hobbit non è solo questo. 

È il prequel della trilogia dell'Anello.
Che racconta il viaggio di Bilbo Baggins, insieme a 13 nani e il mago Gandalf Il Grigio per recuperare il tesoro sorvegliato dal Drago Smaug. E sarà lungo il percorso che il piccolo Hobbit scoprirà l'esistenza dell'Anello, custodito gelosamente da Gollum.

Dunque si riapre il mondo della Terra di Mezzo e questa volta per spiegate le origini.
Divise in tre parti.
Sì, un libro di 300 pagine in tre capitoli al cinema.
Cosa dite? Lo avrà fatto per soldi? Probabile.
Ciò che conta però, è che se un prodotto è fatto bene, merita questo ed altro.

Ma chi è Peter Jackson? 

Un uomo che potrebbe fare da sponsor a Giorno&Notte.

             
Anche.

Il piccolo Jack sperimenta fin dall'infanzia il Cinema con un debole per il Signore degli Anelli e King Kong. 
Costruisce persino un piccolo modello di tirannosauro che lo utilizzerà poi per la sua serie di corti.
Ma forse complice il fatto che fosse nato nella notte di Halloween, Peter dirige il suo primo lungometraggio infarcendolo di splatter e trash: Bad Taste - Fuori di Testa
Senza dimenticare il meraviglioso e schifosissimo: Gli Schizzacervelli. 


                                    
Stasera che avete per cena? Io una bella bistecca al sangue. Ops.

Aiutato alla sceneggiatura dall'attuale moglie Fran Walsh, scrisse e diresse un film con Michael J. Fox: Sospesi nel tempo. La stessa collaborazione poi la ritroveremo nelle successive produzioni. 

Ma oltre i suoi esordi divertenti e geniali e la trilogia dell'Anello, Peter Jackson non ha detto più nulla. 
I lavori con King Kong e Amabili Resti sono stati opere soporifere illuminate solo da uno straordinario lavoro scenografico e digitale. Nient'altro.
Ed è per questo che attendiamo un nuovo e grande lancio del mito Jackson con Lo Hobbit. 

In attesa di vederlo, vi lascio con questa bellissima e riassuntiva immagine: 

Che sia lui il vero Hobbit?

martedì 11 dicembre 2012

Trailer #2 di Batman Beg... ah, no: Man of Steel.

Dopo questo bellissimo Teaser Trailer in cui emergono evidenti i caratteri dark della trilogia nolaniana su Batman - non dimentichiamo che Christofer Nolan è il produttore - ,


è appena stato diffuso il secondo trailer:



Non ci resta che attendere l'anno prossimo e sperare che questo nuovo reboot abbia un'anima sua. 
E non sia dunque una copia con rallenty del Batman di Nolan.
Ma dal trailer, sembra SEMBRA EH, ci siano tutti gli elementi perchè diventi un nuova pietra miliare del genere. 

I want to believe. 
Seriamente, però.

domenica 9 dicembre 2012

Ruby Sparks [Recensione]




Non è raro trovare registi che hanno fatto gavetta nel mondo dei video musicali; David Fincher ad esempio. Ma anche Gondry, Hillcoat o Moore, Singleton, Bay, Scorsese e Coppola.
Sarà la droga a buon mercato o la stravaganza dei musicisti, ma indubbiamente quest'ambiente dona una sensibilità a volte sottovalutata nel cinema.
Ed è il caso di Jonthan Dayton e Valerie Faris, pluripremiati coniugi registi che vantano collaborazioni con Red Hot Chilli Peppers, Smashing Pumpkins e R.E.M. che dopo il delizioso Little Miss Sunshine, ritornano con una commedia indie: Ruby Sparks

Calvin è un brillante scrittore che ha conosciuto il successo troppo giovane; ora soffre di un blocco sia lavorativo che sentimentale. Dopo aver sognato una ragazza Ruby Sparks, ritroverà l'ispirazione.
Ma la gioia lascerà il posto allo sgomento quando scoprirà che la protagonista del romanzo, si è materializzata nella sua vita.

Non è innovativa l'idea di riportare su pellicola i sogni onanistici adolescenziali.
Molti di voi ricorderanno "La donna esplosiva" di John Hughes: in cui un gruppo di quindicenni, impacciati e timidi, creano al computer una ragazza perfetta. O una storia non molto originale se si pensa all'opera indipendente di Craig Gillespie "Lars e una ragazza tutta sua": mediocre pellicola affidata esclusivamente alla bravura dell'allora semi sconosciuto Ryan Gosling. O ancora uno stralunato Al Pacino per il film S1m0ne: dove una donna virtuale rimpiazza un'attrice costosa e capricciosa.
E allora perchè Ruby Sparks funziona?
La differenza è nella gestione della creatura di Calvin. Perchè se nelle pellicole citate il prodotto poteva essere modificato solo esteticamente, qui al contrario si lascia spazio a modifiche mentali. Donando questa abilità, il film apre così un'intelligente discussione sulla giustificazione morale ed etica del comportamento del protagonista. Da una forma ossessiva ad  una  menefreghista, Calvin riscrive di volta in volta il personaggio con lo scopo di trovare un equilibrio.
La pellicola diventa la perfetta metafora del morboso rapporto tra scrittore e scrittura.
Ed infatti è solo dopo aver completato un percorso che Calvin uscirà fuori dal suo personaggio e riuscirà nuovamente ad affrontare la vita.
Oltre se stesso.


Paul Dano mette in scena con semplicità un personaggio complesso in coppia con l'attrice e stessa sceneggiatrice del film: Zoe Kazan. Lei, nata in una famiglia di sceneggiatori della quale è d'obbligo ricordare il nonno Elia Kazan, per capolavori come Un treno che si chiama Desiderio e Nella valle dell'Eden, scrive una commedia romantica dal retrogusto Alleniano.
Aiutata poi da una regia leggera e patinata che fa molto Sofia Coppola, riesce a superare un inizio non particolarmente brillante.
Una fotografia minimalista servita da Matthew Libatique, formatosi professionalmente con la filmografia di Darren Aronofsky e una filo francese e vivace colonna sonora riempiono di colori caldi il quadro di un film indipendente leggiadro e mai banale. 
Con un cast poi scelto con precisione certosina: Antonio Banderas e Annette Benning sono i geniotri new age, un ottimo seppur veloce Steve Coogan e un simpatico Eliott Goul come analista.

Dunque una commedia dolce ma mai melensa che miscela sapientemente fantasia e realtà, regalando una stravagante versione del classico circolo vizioso del "blocco dello scrittore". 

giovedì 6 dicembre 2012

Il Peggior Natale della mia vita. [Recensione]



Una volta erano gli americani che copiavano il nostro cinema, come non citare: Rossellini, Visconti, De Sica che ispirarono un'intera stagione cinematografica.
Oggi, al contrario, ci ritroviamo in una dimensione in cui per far rivivere le nostre pellicole dobbiamo affidarci alle masturbazioni di Quentin Tarantino.

Il Peggior Natale della mia vita rappresenta questo: il sunto della sconfitta del cinema italiano generalista.
Perché è una pellicola che non solo strizza l'occhio a Ti Presento i Miei - Meet The Fockers con una serie di clichè ormai imbarazzanti, ma lo fa anche male.
Perdendoci un occhio. 
Fortunata saga con Ben Stiller, Ti presento i Miei, racconta le patetiche vicende di un fidanzato presentato ai genitori della ragazza; con il suocero che ha la faccia di un ispiratissimo Robert De Niro. 
Qui ci troviamo in una situazione simile; con la differenza che il genero viene invitato ad una festa del capo del suocero e nonostante gli avvertimenti di non dare problemi per non rovinare l'incontro, bam, succede il finimondo.
Come da copione. 

Alessandro Genovesi, che con l'aggettivo "peggiore" sembra cerchi di creare un suo marchio, porta in scena una serie di personaggi stravaganti. Diego Abadantuono e Fabio De Luigi sono i protagonisti più vivaci e a loro agio nella parte mentre ruolo fuori dalle righe per una Laura Chiatti con sigaretta sempre accesa e mai consumata.
Sceneggiatura scritta dal regista e il vecchio mattatore della Gialappa's, che realizza una cornice simpatica.
Ma quando è chiaro dove il film vada a parare, circa dopo il primo quarto d'ora, il cast tira i remi in barca e si lascia trascinare da un copione trito e ritrito.
Divertente la gag con Ale e Franz e carina l'ambientazione.


Dunque per riallacciarci alla riflessione iniziale: mentre altri paesi europei sfornano piccole perle come Quasi Amici o In un mondo Migliore, in Italia si continuano a riciclare storie già viste e riviste, poco brillanti e intelligenti.
Certo, 10 100 1000 volte meglio questo film che Cine Panettoni, ma dato che il potenziale lo abbiamo, non vorrei che accadesse come nel finale della parabola dei talenti.

Con la condanna del padrone - pubblico ormai stanco di rivedere le solite idiozie.

mercoledì 5 dicembre 2012

Se puoi sognarlo, era il core che te lo diceva. [Auguri Disney]

Il 5 dicembre del 1901 nasceva uno dei personaggi più odiati - parlo per me, sì - di sempre: Topolino. 
Chi non si è commosso guardando Bambi, Il Re Leone, Cenerentola, Robin Hood. 
Cartoni Animati che hanno creato alte aspettative sull'amore e aumentato le visite a consultori e psichiatri. 
Parlo delle femmine, ovvio. 

Dai, non c'è niente di meglio che celebrare la data con questa gag geniale:


Non dimenticando quelle su Walt Disney:
 




E che dire delle geniali rivisatazioni simpsoniane con Grattachecca e Fichetto?



Ma a parte tutto, il grande merito di Walt Disney è stato quello di far sognare, con i suoi disegni, generazioni intere; regalandoci una delle frasi imprenditoriali più significative di sempre "If you can dream, you can do it". 


Zio Michele, ad esempio, l'ha seguita alla lettera: "Era il core che me lo diceva".

martedì 4 dicembre 2012

Colazione all'italiana.





Sarebbe quasi un sollievo se alla fine si scoprisse che viviamo in un grande reality italiano e forse potrei anche accettare la situazione e riderci su.
Un po' come Amanda Knox.
Ma per adesso, penso: la politica italiana cambierà quando la mentalità politica italiana si estinguerà.

Perchè l'italiano se ha la possibilità: ruba, evade, truffa, approfitta, sfrutta e abusa. Per poi tirarsi indietro quando si tratta di lavorare o denunciare.
Abbiamo le dovute eccezioni sì, ma non è che siamo messi così bene da dovere ogni volta piangere e scaricare la colpa sui politici.
Che tra l'altro, rappresentano perfettamente lo specchio del Paese che li ha votati.

Le mie sono riflessioni generaliste quasi quanto quelle di Beppe Grillo, lo so.
No momento, non vorrei paragonarmi, avrei paura di una minaccia di morte.
Per adesso mi accontento di salire sul carro dei prossimi perdenti alle elezioni; sì, quello che porta il nome di PD.

Insomma vorrei essere felice per la notizia del bambino di Kate e Winslet, peccato che siano protestanti. Una volta che il papa poteva essere d'accordo su due giovani che non usano precauzioni.
Cosa? Il papa ha l'account twitter?
E io che pensavo fosse usato solo dalle star per farci capire quanto inutili siano i tentativi di noi, poveri sfigati, che twittiamo al massimo su quanto bella sia stata l'ultima puntata di The Walking Dead.
Ah, se è per questo potrebbe farlo anche il papa: ha tanti morti che camminano per la testa.

In ogni caso, vengo al dunque prima della rivoluzione Araba.
La prossima volta che non chiedete o non emettete lo scontrino o date il voto all'amico dell'amico che dicono che è bravo perchè ha una bella famiglia o comprate accessori falsificati, chiedetevi il perchè il vostro paese fa cagare.

Magari mentre siete seduti sul cesso a cagare, appunto.

giovedì 29 novembre 2012

Cose che ti fanno ricredere sul Buon Giorno.


Oggi si preannuncia una bella giornata per una serie di motivi che non starò qui ad elencare.




Cioè:

         1. Ho fatto colazione con delle fette biscottate INTEGRE;
         2. Ho finito Angry Birds Star Wars; 
         3. C'è il sole;
         4. I bambini del piano di sotto NON CI SONO;

  5. È uscito il final trailer di DJANGO!



Ah, e anche per questo mash - up  MERAVIGLIOSO





mercoledì 28 novembre 2012

Prometheus [Recensione]






”Avevo bisogno di riavviare il franchising.”

Immagino una conversazione con il regista Ridley Scott su Prometheus, di fronte una birra, al buio, lui mezzo ubriaco e io cosciente. E non saprei, questa potrebbe essere la sua risposta più simpatica e per la quale potrei perdonarlo.

No, perché di un “prequel” come lo chiamano ad Hollywood non ce n’era realmente bisogno.
Alien era un film perfetto. Era, appunto. Perchè ora non avrà altro che questo film come metro di paragone.
Alien è stato LA fantascienza. Un film che miscelava egregiamente anche componenti horror e thriller, regalando una sensazione di puro terrore “spaziale”.
Per non parlare di una regia magistrale con tocchi di puro estro artistico.
E con Ripley, ovviamente.

Parliamoci chiaro, il film non può essere paragonato ad Alien per una serie di motivi.
Non solo per la mancanza di una storia credibile, ha dei buchi nella sceneggiatura abissali, qualcosa che nemmeno Jonhatan Nolan riuscirebbe a sostenere, ma manca di quel tocco, quel non-so-che capace di trasformare uno Xerox in un Macintosh.
Perché la sensazione di paura che attanagliava lo spettatore era palpabile, autentica. Qualcosa che solo un genio del fumetto, Moebius, riusciva a regalare nella sua collaborazione al concept act dell’Alien.
Qui invece è tutto programmato, e lo scenario, ricordiamo dieci milioni spesi solo per il reparto visivo, tolgono enormi quantità di energia alla storia. Una ricerca di perfezione stilistica fine a se stessa. Ed infatti, la pellicola può essere solo vista per la bellezza visiva. Anche se a questo punto è molto meglio farsi regalare uno di quei dvd con catalogo di video ad altissima definizione per far risaltare la bellezza del televisore.
Purtroppo accade questo, la potenza economica non sempre è indice di successo artistico. Lo abbiamo visto anche con Nolan. Un regista che con un budget risibile è riuscito a sfornare una vera perla come Memento ma con uno più è riuscito a metà.
E allora di chi potrebbe essere la colpa?
Beh, se c’è un uomo come Damian Lindelof a scrivere la sceneggiatura un pensierino ce lo farei.
E senza le musiche Jerry Goldsmith e solo con un sempre più bravo Fassbender e un ottima Theron non si riesce a salvare la spedizione, se circondati da attori monoespressivi e poco credibili nel loro ruolo di scienziati.

Prometheus, dunque, è l'ennesima dimostrazione che avere un budget stratosferico e un regista con i controcazzi dietro, non basta per creare qualcosa di epico.
Anzi, a volte si riduce al solito spettacolo visivo e superficiale, un dare sfoggio della propria onnipotenza economica, e regalare un mediocre e scontato film di due ore. Un qualcosa che non solo sa di già visto, ma che è inutile perchè non aggiunge quasi nulla alla trama.

Insomma prequel, reboot, remake e sequel, è il caso di dire che "escono da tutte le fottute parenti".




Argo [Recensione]





Ricordate il momento toccante quando Ulisse, tornato ad Itaca sotto false vesti, viene riconosciuto solo dal suo fedele cane, Argo?
Si?
Non c’entra nulla.
Lo so, è stata la prima immagine che molti di voi, me compreso, hanno avuto appena letto il titolo. 
“Ormai non sanno più cosa inventarsi” il mio commento. 
Eppure ho dovuto ricredermi.
Perché Argo non solo non c’entra nulla per davvero con l’Odissea, ma è “anche la miglior peggiore idea mai avuta per un film”. 


Iran, 1979.
La popolazione iraniana, inferocita dalla politica indisponente degli Stati Uniti, si dirige verso una sua ambasciata; con lo scopo di assaltarla e prendere in ostaggio i suoi dirigenti. 
Nello scontro, solo in sei riescono a salvarsi e trovare momentaneamente rifugio, grazie all’ambasciatore canadese, Ken Taylor
La tensione è alta e la CIA cerca un modo per liberarli. 
Così manda in campo un uomo, Tony Mendez, specializzato in operazioni di recupero. 
Con un brillante escamotage, confondere i sei uomini con membri di una troupe cinematografica, crea un folle diversivo e riscrive la storia di una degli enti governativi più ambigui di sempre. 

Ben Affleck, alla terza prova da regista, porta in scena con un’asciuttezza degna di un settantenne, una pellicola dai forti toni politici.
Mentre Tarantino uccide i sogni di gloria di Hitler in un cinema, Affleck rimescola la realtà con la fantasia e acceca lo spettatore con il messaggio subliminale: l’assurdità del cinema è ancora necessaria.
Una regia splendida al servizio di una sceneggiatura ben calibrata e tagliente, dove la stravaganza di Hollywood si confonde con la formalità della CIA; la finzione cinematografica diventa così il deus ex machina che salva la realtà. 
E con un delizioso lavoro sul filtro, il film invecchia di trent’anni e avvolge lo spettatore, senza troppi fronzoli.
Il regista serra il ritmo nella seconda parte e nonostante si conosca l’esito dell’operazione, non risparmia colpi di scena con azioni al cardiopalma.
Complici anche le ottime prove da parte del cast, Bryan Cranston reduce dal successo della serie Breaking Bad, Kyle Chandler vincitore dell’Emmy per Friday Nights Lights, Alan Arkin simpatico vecchietto di Little MIss Sunshine e l’omnipresente John Goodman, confeziona poi un film di grande solidità caratteriale. 
E sarà il look da rockstar, ma anche Affleck sembra riuscire a recitare. 
Un grande passo in avanti per la sua carriera da attore. 
Forse mai iniziata. 

Lo sceneggiatore di Will Hunting, con le spalle coperte da un sorprendente noir, Gone Baby Gone e un movimentato thriller, The Town, non teme il confronto con il cinema d’autore.
E anche se mancano ancora all’appello Hitchcock, Il Grande Gatsby, Lincon e Les Misarebles, non sembra essere lontano dal secondo oscar.
Che a questo punto, spero arrivi per questa piccola perla.

Skyfall [Recensione]





Premetto che James Bond l'ho conosciuto da poco, due giorni per la precisione.
Giusto il tempo per vedere Casino Royal e Quantum of Solace.
Giusto il tempo per innamorarmene.
Sì, perchè sono generi di film che o ami o odi.
O che apprezzi o disdegni.
Certo, mi mancano venti film e uno smoking per essere un fan.
E posso solo giudicare questo nuovo capitolo, Skyfall, come film in sé, e non come un film della saga.
Complice il successo ottenuto dalla trilogia sull’uomo pipistrello, Mendes sceglie la via dell’oscurità per mettere in scena il suo capitolo.
Come sempre, inizio rocambolesco.
Bond deve recuperare un cd contenente i nomi di tutti gli agenti infiltrati nelle organizzazioni terroristiche mondiali.
Qualcosa va storto, e si ritrova con un proiettile in una spalla.
Colta l’occasione per uscire momentaneamente dai giochi, si prende del tempo per pensare. Ma quando un anarco – terrorista, che fa molto Joker, assale la sede dell’MI5, è costretto a ritornare.
E ricominciare da dove aveva lasciato.
Sam Mendes porta sul grande schermo un raffinato film d’azione, con tocchi glamour e grandi interpretazioni.
Sceneggiatura robusta dall’azione ben calibrata, che riesce persino a far passare inosservato il bellissimo Casino Royal.
Pregevoli i vari omaggi al cinema di 007; anche per chi, come me, non ha mai visto un film "storico" della serie.
Come Enzo Paolo Turchi insegna, da un grande capello ossigenato derivano tante battute infelici. Ed infatti, Bardem, dal capello biondo con una brutta ricrescita, inscena un villain da oscar.
Una interpretazione che risente molto della presenza di Ledger.
E di cui gli unici sui limiti sono il poco spazio dedicatogli, e la sua voglia di strafare. Che lo rendono a volte “fuori controllo”.
Applausi per le altre interpretazioni, ad iniziare dalla Dench, passando per Fienes e concludendo con il migliore Daniel Craig.
Non storcete il naso per Heineken e barba, Bond funziona maggiormente se moderno; e non ridotto ad un cumulo di cliché dalla penna esplosiva.
Skyfall è dunque una grande iperbole, che pone Bond davanti al passato e cerca di individuarne quali sono stati i suoi punti nevralgici, con lo scopo di eliminarli.
Ma la domanda è: può un personaggio come lui essere ancora attuale nell’era dei robot su Marte?
Al pubblico, o meglio al botteghino, la risposta.
Da segnalare le straordinarie scene d’azione e i deliziosi titoli di testa.
Cavolo, riescono persino a farmi piacere una canzone di Adele.



Amour [Recensione]

Scrivere recensioni è un mestiere difficile: richiede tempo e un ottima organizzazione mentale.
Quindi pensate quanto sia complesso per chi, come me, lo fa per hobby.
Ora, vi chiederete, era necessaria questa premessa? Sì, se riguarda un film come Amour




Vincitore della Palma D'oro 2012 a Cannes, Amour è la storia di George e Anne, due anziani coniugi, il cui rapporto sarà messo in crisi dalla malattia degenerativa di cui è affetta Anne. 
Dopo averle promesso di non lasciarla in ospedale, George costruisce un mondo lontano dalla frenesia del quotidiano, simboleggiato dalla figlia. Con un'angosciante sottofondo dettato da passi zoppi, parole biascicate e una dolcissima filastrocca cantata per ricordare i bei tempi, inizia a realizzare l'inevitabile destino cui andrà in contro la moglie. 

Ok, lo ammetto: mi sono commosso. 
Ma mi chiedo come si possa assistere imperterriti ad una pellicola del genere?
Nemmeno un servizio di Barbara d'Urso sull'attentato dinamitardo a Brindisi riesce ad incutere tanta tristezza. E non parlo del melodramma ricamato sopra, è chiaro che Amour ne uscirebbe sconfitto.

Il cinema di Haneke l'ho conosciuto pochi anni fa, con Funny Games per essere precisi; una pellicola folle, lucida e raccapricciante.
Conquistato sin da subito dalla sua poetica algida, che penetra e lascia il segno, decisi di recuperare la filmografia; restando sconvolto durante la visione de La Pianista e Caché.

Ma è con Il Nastro Bianco, autentico capolavoro in bianco e nero, che pensavo avesse dato tutto. 
Pensavo, appunto: ma fortunatamente, mi sbagliavo. 

Michael Haneke dirige un film toccante, dove chirurgicamente sceglie di descrivere l'amore più spaventoso ma al contempo più veritiero: quello dell'"amare in salute e in malattia".
Con due interpretazioni magnifiche il tutto risulta di un realismo sconcertante, che lascia lo spettatore inerme.
Coadiuvato poi da una fotografia semplice ed efficace e privato di colonna sonora, l'apparato tecnico è ridotto al minimo indispensabile; dando una sensazione di spettacolo teatrale. 

Il dramma che si consuma è lento ed inesorabile

Un iperbole dunque che crolla vertiginosamente fino il baratro del non ritorno, condannando i protagonisti ad un finale straziante.

Paradossalmente lacrime amare rigano il volto alla scoperta del significato più doloroso di: Amare


venerdì 23 novembre 2012

End of Watch. [Recensione]



Avete presente Cops?
No? Andate qui *.
Sì?
Ecco, End of Watch è un poliziesco girato in stile documentario su due agenti della LAPD che, a causa della loro ambizione e spinti da una instancabile ricerca di adrenalina, diventeranno i bersagli del Cartello messicano. 

Ma se fosse solo questo, sarebbe la classica pellicola per un ristretto gruppo di cultori del genere.  
No.
O meglio, cerca di non esserlo. 
Senza una vera e propria trama, nell'autentico senso del termine, End of Watch permette allo spettatore di percepire il delicato confine tra l'essere un poliziotto e un civile; il tutto corroborato dall'espediente delle riprese semi amatoriali. 
Vero nodo del film è dunque l'alienazione dell'uomo con il distintivo che sfiora l'ossessione. 

Se fosse GTA: San Andreas, è come se si avesse scelto di completare il gioco con le missioni secondarie, dando maggiore spazio alla costruzione del personaggio e meno alla trama principale.
Ed è questo il punto. 
Perchè da una parte il film riesce. 
Sfugge ad una catalogazione da solito film poliziesco, mostrando attraverso una sceneggiatura realistica e un montaggio iper cinetico una realtà ben adattata al tipo di storia.
Ma dall'altro, non bastano ritmo sostenuto e gag divertenti per stemperare la tensione, perché si dà troppo spazio a fronzoli che annoiano e aumentano inutilmente la durata del film.
Come nel finale.

Con ottime prove per Jake Gyllenhaal (Source Code) e Michael Peña (Gangster Squad) e una stucchevole caratterizzazione delle loro vite, si evita un probabile egocentrismo dettato dalla presenza di un personaggio ipnotico; riuscendo così a rendere il tutto più attinente alla contestualizzazione della realtà rappresentata.

Insomma dopo il deludente Harsh Times, David Hayer (Training Day) ritorna nuovamente in veste di regista, sceneggiatore e produttore con una storia ben diretta ma che per forza di cose passa inosservata.


Per gli amanti del genere si consiglia la visione della serie The WireThe Shield e una produzione francese Braquo


*O qui per vederne una parodia nei Simpsons