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sabato 26 aprile 2014

Guida galattica per cassieri rampanti ecc.. [Il cliente e il bagno - Il Critico]

Saaalve a tutti!

Come scritto nella PREMESSA, servendomi di una narrazione sopra le righe, descrivo il mondo che si cela dietro il lavoro di un cassiere in un bar. 
Nel primo capitolo elenco i personaggi più divertenti che ho incontrato e le mie reazioni ad ogni loro richiesta. 
Nel secondo all'oggettivistica e cioè a quell'insieme di suppellettili (vedi: bustine di zucchero, acqua, giornale ecc..) messi a disposizione degli avventori ma che.. 

...vabè lo scoprirete leggendo il blog ogni settimana. 

QUALSIASI RIFERIMENTO A PERSONE O FATTI REALI È FRUTTO DI FANTASIA CON UN PIZZICO DI IRONIA, VALIUM E NON SENSE. 

Buona lettura!


[Perché una guida]

  • CAPITOLO I 
[Tipologie di Clienti - Volti] 


PARTE I   [I volti del mattino]

PARTE II  [Lo Scroccone - Quella signora altolocata]
PARTE III [Il Sordomuti - Il Pignolo]
PARTE IV [L'ansioso - Quello che salta la fila]
PARTE V [Il cliente e il bagno - Il critico]

PARTE V

Il cliente e il bagno (Parte I)


Ieri ho udito il grido di un uomo disperato. Tratteneva con mani serrate il suo pacco. Si è avvicinato barcollando alla cassa e pregando non so quale dio azteco mi ha chiesto se ci fosse un bagno.

A quel punto mi sentivo un po’ come Mosè.
Potevo decidere di aprirgli le acque nei suoi pantaloni o in un posto più confortevole.
Dopo qualche secondo di riflessione gli ho conferito il dono: la chiave che apre la serratura del nostro bagno.
Lui mi ha ringraziato.

Questo è l'esempio più gentile e garbato di cliente che ti chiede dei servizi igienici.

Ma, in realtà, non è sempre così.

La richiesta della toilette varia da cliente a cliente.


C’è chi spalancando le porte, vestendo una faccia “da duro” s’incammina con fare sicuro verso la cassa ed esclama a gran voce “a du stae lu bagnu?”. Dopo avergli ricordato le buone maniere ed aver ricevuto un occhio nero, gli protendi tremante le chiavi.

E poi c'è il padre (o la madre) che entrano spaesati nel bar facendosi scudo con i pargoli, guardano a destra e sinistra per cercare l'insegna toilet. Se non dovessero trovarla, vengono verso la cassa e con gli occhi lucidi, le braccia intrecciate sulla cassa toracica del figlio\a ti chiedono "scusi, il\la bambino\a deve andare in bagno, dov'è?".
Gli occhioni del gatto con gli stivali.

"Digli che non c'è!" urla spavalda una voce nella tua mente sotto le sembianze del sign. Burns.



"È giù in fondo le scale", rispondi.

"Smithers, libera i vecchi con i soldi da un centesimo."
"NOOO, TUTTO MA NON I VECCHI!."

E poi ci sono loro, quelli che vanno in bagno senza chiedere.


Le ante del bar si spalancano.

Il vento soffia nel bar.
fiuuuuuuuu.
Il sole si intromette illuminando il bancone e accecando i presenti.
Alcuni tremano.
E nel marasma, altri urlano "IL GIORNO DEL GIUDIZIO!".
Tu, dietro la cassa, esclami "prepariamoci ad un caffè divino!".
Ma dalla luce esce un ombra, e pian piano le radiazioni luminose scoprono i connotati, come quando un volto riemerge dall'acqua.
È lui.
Il cliente che non deve mai chiedere.
Mai.
Con fare sicuro si incammina verso il bagno.
Lo segui con lo sguardo dalla porta fin le scale. 
Non chiede.
Non saluta.
Scende.
Sale.
Non dice nulla.
Non ringrazia.
La porta si chiude.
Il sole torna al suo posto.
Il vento va via.
E tutto ritorna alla normalità.
Io urlo "l'avete visto anche voi, no?"
"Chi?"
"Come chi? È entrato un tizio per andare al bagno."
"Noi non abbiamo visto nulla."
"Non è vero, non è vero. Non sono pazzo!"

"Lascia perdere, ora dammi una birra al cioccolato!"


"AIUTO!"


Il Critico.





Per raccontare la storia del critico mi servirò dell'esperienza diretta con uno di loro avvenuta in estate. 


Per chi non fosse pugliese, prima di leggere questo aneddoto deve sapere che da noi esiste una variante del caffè freddo che prende il nome di "caffè in ghiaccio". 

È, in poche parole, un caffè caldo versato su dei cubetti di ghiaccio e bevuto come bevanda rinfrescante. 

Era da tempo che non mi accadeva di incontrare un personaggio.

Un vero e proprio PERSONAGGIO. 
E a dire il vero Un Critico. 
E non del caffè, nossignore.
DEL GHIACCIO. 
Ebbene sì, voi vi sareste aspettato il solito filosofo dalla grande esperienza nell'industria del caffè. 
Che-quindi-le-cose-le-sa. 
Ennò. 
Stavolta mi è capitato un grande CRITICO DEL GHIACCIO. 
Mica cazzi. 

Vuole un caffè in ghiaccio.

Paga.
Si avvicina al bancone e attende. 
Noto che l'espressione del suo volto non me la racconta giusta. Mmh, c'è qualcosa che non va; ed infatti eccolo che ritorna in cassa.

- Senta, non voglio farle una critica, giusto una raccomandazione. Magari per la prossima volta cambiate metodo.

- Uhm, ok, mi dica.
- Noto che voi usate del ghiaccio con un foro al centro. No, non va bene. Sono uno che ne capisce di queste cose eh. Dovreste usare dei cubetti grossi e monoblocco. Le spiego perché..
- Sentiamo
- Quel tipo di ghiaccio non si scioglie, mentre il vostro con il foro, beh, è normale che si sciolga subito con il caffè caldo
- Guardi, si sbaglia. Il ghiaccio che usiamo ha una conformazione più solida proprio per impedire quel..
- ..no, senta, non è così. Io sono uno che ne capisce. Mio padre ha lavorato tanti anni nel settore come barista..
- Ok, lo provi e mi dica.

10 minuti dopo.


- Ok, mi devo ricredere.


E se ne va.


Non è la cosa più stramba del mondo essere criticati per il ghiaccio? Per il ghiaccio, non per il caffè. 

Cose che capitano. 

Ah, ma non vi ho raccontato ancora dei clienti ai confini della realtà: gli innominabili. 

Ma di questo ne parleremo la settimana prossima. 

marcodemitri®

venerdì 18 aprile 2014

Guida galattica per cassieri rampanti ecc.. [l'Ansioso - Quello che supera la fila]

Saaalve a tutti!

Come scritto nella PREMESSA, servendomi di una narrazione sopra le righe, descrivo il mondo che si cela dietro il lavoro di un cassiere in un bar. 
Nel primo capitolo elenco i personaggi più divertenti che ho incontrato e le mie reazioni ad ogni loro richiesta. 
Nel secondo all'oggettivistica e cioè a quell'insieme di suppellettili (vedi: bustine di zucchero, acqua, giornale ecc..) messi a disposizione degli avventori ma che.. 

...vabè lo scoprirete leggendo il blog ogni settimana. 

QUALSIASI RIFERIMENTO A PERSONE O FATTI REALI È FRUTTO DI FANTASIA CON UN PIZZICO DI IRONIA, VALIUM E NON SENSE. 

Buona lettura!


[Perché una guida]

  • CAPITOLO I 
[Tipologie di Clienti - Volti] 


PARTE I   [I volti del mattino]

PARTE II  [Lo Scroccone - Quella signora altolocata]
PARTE III [Il Sordomuti - Il Pignolo]
PARTE IV [L'ansioso - Quello che salta la fila]
PARTE V [Il cliente e il bagno - Il critico]

PARTE IV - L'ansioso - Quella signora altolocata 


Mi hanno sempre affascinato le leggi di Murphy perché senza alcun fondamento scientifico ci 
azzeccano.


Tipo quando siete alla cassa e non c'è nessuno in quel momento e ne approfittate per spostarvi e prendere un caffè.
Ma appena il vostro collega ve lo porge sul bancone e voi siete lì, con il pollice e l'indice ad afferrare l'orecchio del manico della tazzina e chiudete gli occhi per preparare la vostra immaginazione, ecco che entra una gita di turisti tedeschi affamati.
Che più che una gita sembra una spedizione punitiva.
Divina.
Magari fossero, però, turisti, il più delle volte sono i clienti più pericolosi ad interrompere quel sacro momento di degustazione.
Come in questo caso.

L'ANSIOSO



flashback, 1977.
Fulmini e saette, un po' di atmosfera di film dell'orrore.

"Sbrigati che non ho tempo."
"Aspetta, facciamo una cosa con calma."
"Ma che calma, e calma. Sai cosa significa avere le ore contate?"
"Oh no, sono venuto."
"Meglio così, a volte l'eiaculazione precoce risparmi del tempo."
"Come lo chiameremo?"
"Voglio un nome che incuta ansia nelle persone tranquille.
Dovranno agitarsi appena lo pronunceranno.
Dovranno piegarsi alla sua nevrastenia.
Dovranno.."
"Se, vabene, abbiamo capito.. il nome allora?"
"Che ne dici di: Giannottaviano?
"Mi piace."



Giorni nostri.
Il cliente ansioso si trascina a spintoni e smorfie seccate fino la cassa, dove incontra me - e chi se no? -.
Non mi guarda in faccia ma percepisce la mia tranquillità.
troppo tranquillo, pensa. 
"Fammi questo caffè macinato.. sbrigati.. ancora non l'hai fatto?"
"Scusi che caffè? Quanto? Buongiorno!"
"Come quale? Ancora?
"Sì, non so quale.."
Spazientito mi indica il caffè quarta ma io gli rispondo che sono tutti quarta.
"Allora fammi quello più economico.. dai per favore che sono in ritardo.."
"Per il tè con Alice?"
Mi guarda come se gli avessi bestemmiato i morti.
La faccia contratta in una espressione scura e di disapprovazione.
Noto le occhiaie, due borse sotto gli occhi a palla, tondi e severi.
Ha i capelli scompigliati e veste molto casual.
Dal lembo di camicia che pende sulla cintura e le scarpe slacciate immagino non abbia avuto molto tempo per vestirsi come si deve.
Ansia, è la prima parola che mi viene in mente.
Mi metto però a lavorare e lui lo vedo voltarsi a destra e sinistra, tra la vetrina e la cassa.
"Quanto le devo? Quanto? Ah?"
La psicologia spicciola di wikipedia insegna a non dire "si calmi", peggiori solo le cose; come quando alla tua ragazza le dici "calmati che non è niente" e ti ritrovi con cinque dita stampata sulla guancia.
"Dunque sono 4, 90."
"Faccia cinque euro così non mi da resto e non devo perdere altro tempo".
Chissà se in un universo parallelo esiste una dimensione senza tempo.
E chissà se mi sono laureato.
Guardo il soffitto per pensare meglio ma il tizio mi strappa di mano il caffè e va via, corre.
Fugge.

"Aspetti, lo scontrino" urlo.
"Se lo tenga." mi grida.

Qualche minuto dopo entra la finanza.

https://www.youtube.com/watch?v=idDXJJPQkj0

E Giannottaviano, da qualche parte nella città, ride di gusto perché è riuscito a creare problemi ad una persona tranquilla.



flashback. 1985.
"Mamma, cos'è la comomilla?
"Giannottaviano anche se è tardi ti rispondo perché questa è una domanda importante. La camomilla è quella cosa che bevono le persone cattive che non fanno mai nulla. È una cosa brutta, bruttissima. Le persone normali bevono solo caffè.. dalla mattina alla sera.."
"Mamma mi brucia lo stomaco.."
"Va benissimo allora. Bevi della coca cola prima di andare a dormire..E sbrigati che è tardi.."
"Grazie mamma.."
"Ah, un'altra cosa Giannotavviano.. Quando scrivi.. usa tanti puntini di sospensione che.. beh.. mettono ansia…"
"Notte mamma.."
"No, si dice: un buon scorrimento veloce delle ore che non servono.."

ZAN ZAAN ZAAAN.

Restando in tema ansia, aggiungendoci un pizzico di strafottenza ottenete il cliente che scavalca gli altri.
È il dottor Ohn, la Macchia, uno dei nemici dell'uomo ragno.

Cioè LUI.



Licenziato dalla Stark Enterprise - una azienda tipo l'alternativa buona alla Fininvest - il dottor Ohn cerca un modo per vendicarsi. Studia così un sistema per aprire porte dimensionali per conto di Kimping - la Fininvest - ma il progetto va male e lui diventa la Macchia. 
Un nemico dell'uomo ragno che utilizza i buchi neri per spostarsi e per cogliere alla sprovvista i suoi avversari.
Ora una parte di quello che ho scritto tenetevelo per rimorchiare le cosplayer, l'altra parte usatela per farvi una idea sulla difficoltà di servire un cliente del genere. 
Ha mani e occhi ovunque, di solito di bassa statura e veloce nel rubare tempo a chi è prima di lui. 
Con la scusa di volere offrire il caffè agli amici del suo gruppo, si infila e compare dove meno te lo aspetti.
Uno che non appena vede la fila alla cassa, si sposta di portale in portale per coglierti alle spalle e pagare prima degli altri. 
Fino a poco tempo fa era il nemico giurato delle vecchiette.
Il tizio che fregava il posto alle poste. 
In macelleria.
Al supermercato. 
In edicola.
Poi è stato sconfitto dalle macchinette con i numeri.
Attenzione però: non tutti gli esercizi commerciali hanno il bigliettino con il numero. 

"Prego, signora?"
"Prend.. "
"Nah, pagati tre caffè!"
"Chi ha parlato?"
"Sono qui!"



Nel cartone animato, questo personaggio riuniva una squadra (c'era persino il Goblin) per sconfiggere l'uomo ragno. dal nome Legion of Losers (la legione dei perdenti).
Ecco.
Adesso immaginate tre o quattro persone del genere che scavalcano chi è il primo della fila allungando le mani come fossero zombie affamati del tuo cervello.



Pensi.
Non li guardo negli occhi e faccio finta di nulla.
No, peggio



"sei un maleducato!"

E come sconfiggerlo\li allora?
Dunque nel cartone animato spidey usava il suo senso di ragno per capire dove Macchia sarebbe uscito fuori e prenderlo lui, alla sprovvista. 

E non ti resta che velocizzare il ritmo e prepararti il resto. 
Per cinque la volta. 

"Prende un caffè vero?"
"Sì"
"Ecco a lei il resto!"
"Uao ma come ha fatto a capire che le avrei dato cinque euro?"
"Senso di ragno!"
"Eh?"
"Niente, niente!"

Fine.

Ah, la leggenda narra che anche Steve Jobs, prima di inventare il multitasking, avesse fatto il cassiere. 
Ovviamente nulla di tutto questo è vero ma in cuore mio so che è andata così. 
Anzi: lasciatemi pensare sia andata così. 

Alla prossima settimana!

marcodemitri®













venerdì 4 aprile 2014

Guida galattica ecc.. [Capitolo 1.2 Il sordomuto e il pignolo]

Saaalve a tutti!

Come scritto nella PREMESSA, servendomi di una narrazione sopra le righe, descrivo il mondo che si cela dietro il lavoro di un cassiere in un bar. 
Nel primo capitolo elenco i personaggi più divertenti che ho incontrato e le mie reazioni ad ogni loro richiesta. 
Nel secondo all'oggettivistica e cioè a quell'insieme di suppellettili (vedi: bustine di zucchero, acqua, giornale ecc..) messi a disposizione degli avventori ma che.. 

...vabè lo scoprirete leggendo il blog ogni settimana. 

QUALSIASI RIFERIMENTO A PERSONE O FATTI REALI È FRUTTO DI FANTASIA CON UN PIZZICO DI IRONIA, VALIUM E NON SENSE. 

Buona lettura!


[Perché una guida]

  • CAPITOLO I 
[Tipologie di Clienti - Volti] 


PARTE I   [I volti del mattino]

PARTE II  [Lo Scroccone - Quella signora altolocata]
PARTE III [Il Sordomuto - Il Pignolo]
PARTE IV [L'ansioso - Quello che salta la fila]
PARTE V [Il cliente e il bagno - Il critico]


PARTE III - El 'sordomuto' - Il pignolo 

Giunge alla cassa senza guardare nessuno.
Si ferma, ti scruta e attende che il tuo sguardo si incroci con il suo.
Ha una pacatezza degna di un sacerdote buddista: passo silente, torsione della mano e inclinazione della testa eleganti.

'Buongiorno. Prego?'

Non proferisce parola.
Alza la mano destra, come se stesse giurando, e ti indica con le dita, sicure come la mano di un chirurgo, il numero due.




Attenzione.
Non puoi chiedergli 'cosa?' perchè ti lancerà un'occhiata stizzita, deluso dalla tua incompetenza.
Ma il cliente sordomuto è anche magnanimo e di buon cuore e quindi comprende la tua inesperienza.
Così muovendo le labbra come un pesce boccheggiante, ti dirà: 'caffè'.

Fai lo scontrino.
€1,60.
Lo guarda e improvvisamente alza la voce: 'Ou beggiu miu me mancanu 50 centesimi. Famme lu scontu meh'.

Hai compiuto un miracolo: PARLA.
Solo che nessuno ti venera.

E ti ritrovi con 50 centesimi in meno.





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Premessa: molti bar sono dotati di un macinino con cui macinano il caffè direttamente nel locale e per macchina elettrica o moca, seconda le esigenze. 
In questo modo è più fresco e sempre a disposizione, nelle quantità desiderate, per i clienti. 

Il pignolo



La leggenda narra che fu concepito in un rapporto sessuale durato 10 min e 4 secondi. 


La sera del 20 novembre 1969 nella camera dei genitori di lei di 4x5 metri con letto matrimoniale in ferro battutto. 

Appena uscito fuori dalla vagina, iniziò a contare la lunghezza del suo cordone ombelicale per dare indicazioni all’ostetrica su dove tagliarlo.

Crebbe come un bambino prodigio. 

Misurava e annotava la crescita dei suoi arti, del suo corpo. 
E persino del suo pene. 
Quando però raggiunse la fase adolescenziale non si lasciò andare ad una lenta ed inesorabile battaglia contro il potere degli adulti; preferì raccogliere le forze per studiare. Si laureò con il massimo dei voti e finalmente poté raccogliere i frutti dei suoi sforzi. 
Diventò così un commercialista. 
In Italia, tuttavia, la sua continua ricerca della perfezione numerica fu vista come un limite. Non ebbe molti clienti. 
Fortunatamente trovò un impiego all’estero, per un certo Dott. Mills.  
Il giorno prima di partire passò dal bar. 

"Buongiorno. Devo partire all'estero e avrei bisogno di caffè macinato."
" Sì, prego. Quale?"
"Non so, machinate."
"Ok, abbiamo questi tipi."


L’elenco scorre come il mouse su un tappetino. 

Arabica, Robusta. 

Percentuali.

Aroma, acuti di acidità. 



Ma ti interrompe.

"No, guardi, il tempo è prezioso. Dunque mi dia una percentuale che abbia un retrogusto amaro ma non sia del tutto amara. E dolce anche."


E tu sei li a far questa nuova miscela. Come Sauron sul monte Fato. 

Misceli, mischi, e macini.



Perché macini? Perché.

"Scusi, che le ha detto di macinarlo?"
Pensavo.."

"NO. Lo macino IO casa. Ho gli strumenti adatti. Quindi la rifaccia."


Il tempo scorre. 

Il suo volto arrabbiato con sopracciglio alzato declassa il bar a “perdita di tempo” subito dopo “buon risparmio energetico” ma prima di “mmh, quelle bustine di zucchero sono al risparmio". 

Gliela prepari. Il sudore cola dalla tua fronte. La mano trema. Metti tutto in busta e gliela consegni.

E lui come ti paga?
IN BUONI PASTO. Il pagamento più demoniaco che esista. 
Con calcolatrice alla mano conti i soldi. Sottrai, aggiungi. E il risultato è spaventoso.

Gli sei debitore di 19 centesimi. 

Non hai nulla che costi 19 centesimi.

Gli dici non si preoccupi. 

No, lui non te lo permette perché infatti ti chiede:
"Cosa posso prendere con 19 centesim?"
"Un cioccolatino?"
"Ehm, no il prezzo parte da 30 centesimi. Ma guardi, fa niente lo prenda."
Il cioccolatino nella tua mano, allunghi le braccia e glielo dai. 

Niente, lui rifiuta. 

Insomma, dopo aver creato una fila di qualche chilometro. Cosa che la muraglia cinese è un foglio traballante. Trovi il compromesso. Un cioccolatino piu’ uno a metà, tagliato per il 20 percento del totale. 

E lui se ne va.
Il bar si illumina.
I sospiri si elevano al cielo, i clienti in fila rimettono a loro posto la madonna e pronti per un'altra avventura. 


[Continua]



marcodemitri®





giovedì 20 marzo 2014

Guida galattica per cassieri rampanti contro clienti impertinenti [Capitolo I.1 - Volti]

"Di questi tempi, è un'impresa trovare lavoro. 
Per questo io non mi lamento.
Di cosa? 
Di un incarico come cassiere in un bar. 
Che bar? 
Adesso volete sapere troppo. 
Diciamo solo che si tratta di uno di quei bar storici, con quel profumo di vissuto e quell’atmosfera tutta italiana degli anni 50.
Un set perfetto per un film con Alberto Sordi o, perché no: Paolo Villaggio. 
Quello che conta, però, è che comprendiate che ciò che leggerete è frutto di un’esperienza vissuta tra sorrisi, un po' di no sense e una certa: professionalità."

Capitolo I.1 - VOLTI

Ci sono mattine in cui il sole ha la luce così fioca da sembrare una falsa promessa di una giornata tranquilla.
"Il mattino ha l'oro in bocca" ripeto a me stesso e forse, per qualche istante: ci credo anche.
La forza di gravità ci mantiene ancorati sulla terra, vicini li uni agli altri, e accomunati dal bisogno di non voler essere delusi dalle aspettative del mattino.
Desiderio, questo, disegnato sui volti dei clienti che affollano un bar.
Al mattino.

Ci sono i sonnambuli e li riconosci dal timbro di voce e le occhiaie, che arrivano a terra.
Rantolano 'caffè' come morti viventi.
I mattinieri, al contrario, sprizzano gioia e felicità da tutti i pori. Se c'è il sole assorbono l'energia come nella fotosintesi; con la pioggia e il cielo plumbeo l'assorbono da te, l'energia.
'Stai dormendo ancora eh, adesso ti ricarico io'
E tu ti senti ancora più stanco e vuoi solo mandarlo via e dormire.
Ma più di ogni altra tipologia, incombe l'ombra di un cliente molto particolare, un cliente mai solo: quello accompagnato dalla famiglia, che non sa mai cosa vuole.
Appena arriva alla cassa è circondato da due o tre bambini urlanti. Si arrampicano sul giubbotto e urlano di volere qualcosa. La moglie è normalmente stanca in viso, con vestiti stropicciati e una espressione quasi a voler dire 'non ce la faccio più'.


Questo tipo di cliente è cosí frastornato che dimentica quello che vuole.
Si immagina immerso nelle acque di un paradiso tropicale ma allo stesso modo di una secchiata d'acqua gelida in pieno volto, la dura realtà lo fa ritornare sulla terra.
Davanti la cassa.
Circondato da marmocchi.
'Papa' voglio un caffè'
'Sei piccolo, non puoi'
Da quel momento in poi è una turbina di pianti talmente forti da obbligare il genitore a raggirarlo prendendo un orzo.
Che sarà, successivamente, lasciato ovviamente.
Alla fine, il cliente con famiglia a carico avrà un diavolo per capello e non riuscirà più a dosare la sua calma e non se la potrà prendere con la famiglia e allora se la prenderà con te perché non lo hai avvisato di non avere le brioche piccole e gli hai fatto prendere quelle grandi, che costano di più, che ai bambini non vanno più.
Un 'mi scusi' senza risposta si leverà dalla cassa e si perderà tra i pianti capricciosi dei pargoli.


marcodemitri®

venerdì 14 marzo 2014

Guida galattica per cassieri rampanti contro clienti impertinenti. [PREMESSA]

Quando pensai per la prima volta di scrivere un libro sul lavoro con la clientela e sulle scene da bar, chiesi a me stesso se ce ne fosse realmente bisogno.
Voglio dire: ci ha già pensato Stefano Benni con Bar Sport, un libro che ha anche rafforzato il concetto fantozziano del tragicomico servilismo al potere e categorizzato, etichettato gli usi e costumi dell'italiano medio. 
Non solo, ci sarebbe da citare Kevin Smith con il generazionale Clerks: un duo di commessi agli antipodi e alle prese con i clienti di in un bislacco locale situato in una qualsiasi periferia americana.


Chissenefrega, mi risposi, e per due motivi. 
Il primo è sicuramente la comicità delle storie che, meritano, di essere fatte conoscere; non si può restare  impassibili e non scoppiare dal ridere se uno si dichiara un esperto del ghiaccio o lasciarsi andare ad una espressione del genere se uno ti chiede se le sigarette al caffè può mangiarle. 
Dall'altra parte, invece, c'è quella mia (malsana?) idea di voler trasmettere al lettore, digiuno del mestiere, l'amarezza di chi deve quotidianamente dover fare i conti con personaggi di una strafottezza e crudeltà anche fine a se stessa.
No, non è una esagerazione. 

Commessi riunitevi al grido "il cliente NON ha sempre ragione"! 
Ho ascoltato racconti di persone che da questo lavoro ne sono uscite con i nervi a fior di pelle. 
Una ragazza, tempo fa, mi disse: mio padre è quasi stato ricoverato perché non ne poteva più. 
È vero, dannatamente vero. 
Non è così semplice lavorare col pubblico se non si ha spina dorsale e una certa voglia di lasciarsi tutto scorrere via, di superare qualsiasi angheria o cattiveria venga detta e fatta. 
"Con tutti i soldi che vi diamo dovreste regalarle le cose a noi clienti."
E la cosa buffa sapete qual è?
Questo lavoro non è opzionale, nel senso che: a volte hai bisogno di farlo.
È un lavoro in linea di massima degli umili, di chi deve necessariamente lavorare, di chi non ha la possibilità di decidere di non farlo. 
No, non si può essere choosy
Per chi, al contario, è una scelta si sentirà dire: "se non ti sta bene lavorare con la gente non ti aprivi un negozio!"



Beh, è anche una scelta, per il cliente, non immedesimarsi. 
Essere stronzo. 
Pensare che chi lavora è un tuo schiavo perché lo paghi. 
E allora siamo punto a capo. 

E ora con in loop People are strange vi consiglio di leggere questa rubrica ogni settimana. 
Esplorerò diversi luoghi comuni e magari racconterò di usanze che sono proprie della città e differiscono da tante altre. 

Ricordate: per ogni volta che si maltratta un commesso un piccolo Breivik nasce. 
Non si sa dove, però. 

marcodemitri®