Visualizzazione post con etichetta Guida galattica per cassieri rampanti contro clienti impertinenti. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Guida galattica per cassieri rampanti contro clienti impertinenti. Mostra tutti i post

sabato 3 gennaio 2015

Guida galattica per cassieri rampanti ecc.. Capitolo II [La Storia del Bar]

Saaalve a tutti!

Come scritto nella PREMESSA, servendomi di una narrazione sopra le righe, descrivo il mondo che si cela dietro il lavoro di un cassiere in un bar. 
Nel primo capitolo elenco i personaggi più divertenti che ho incontrato e le mie reazioni ad ogni loro richiesta. 
Nel secondo all'oggettivistica e cioè a quell'insieme di suppellettili (vedi: bustine di zucchero, acqua, giornale ecc..) messi a disposizione degli avventori ma che.. 

...vabè lo scoprirete leggendo il blog ogni settimana. 

QUALSIASI RIFERIMENTO A PERSONE O FATTI REALI È FRUTTO DI VERE ESPERIENZE DIRETTE CON UN PIZZICO DI IRONIA, VALIUM E NON SENSE. 

Buona lettura!


[Perché una guida]

  • CAPITOLO I 

[Tipologie di Clienti - Volti] 



PARTE I   [I volti del mattino]

PARTE II  [Lo Scroccone - Quella signora altolocata]
PARTE III [Il Sordomuto - Il Pignolo]
PARTE IV [L'ansioso - Quello che salta la fila]
PARTE V  [Il cliente e il bagno - Il critico]
PARTE VI [Il cliente nostalgico del ventennio]
PARTE VII [Il cliente extracomunitario]
PARTE VIII [Il cliente Mattiniero] 

PARTE XI - L'ultimo cliente della giornata 


Da questo momento in poi parte il secondo capitolo della rubrica dedicato alla storia del bar. A come, in millenni di evoluzione, il bar sia diventato un centro gravitazionale della vita di un cittadino italiano. 
Qui la storia di Pantaleo il cavernicolo, un uomo che fece di una esclamazione un pensiero costante.


Non esistevano televisori al plasma, computer e videogiochi. Da poco si erano diffusi i geroglifici, disegni stilizzati che gli uomini della preistoria amavano trasmettere su delle scatole nere. 
Le donne cucinavano steli d'erba e insetti e gli uomini andavano a caccia di animali giganteschi; ma erano più le volte che morivano per mano delle loro prede. 
In un tempo in cui non esistevano feste e non c'era possibilità di farsi fare un certificato falso per godersele al meglio, gli uomini primitivi cercavano di non annoiarsi. Cercavano un modo per trascorrere giorni in assoluta spensieratezza. 
L'inizio di un qualcosa di grande, grandissimo per la storia dell'umanità si presentò quando uno di loro pronunciò una parola. 
Tre lettere di cui non si conosceva il senso ma che uscirono dalla bocca sporca di erbaccia e insetti con sicurezza.
Come se fosse la parola più conosciuta al mondo dopo Cazzo un Bracchiosauro ci sta per uccidere. 
Questo è l'inizio di una storia secolare che fa del riposo e delle lamentele e degli spettegolezzi degli uomini il posto più sicuro del mondo.





  • CAPITOLO II 

  • La Storia del Bar

    PARTE I [La preistoria]



    Quando Pantaleo il cavernicolo esclamò senza pensarci “andiamo al bar” i suoi amici lo guardarono esterrefatti. 
    E il perché se lo chiese subito dopo.
    “Cosa ho detto? Il bar, cos’è il bar?”
    La leggenda narra che la parola bar fu pronunciata in una domenica di un giorno del paleolitico qualunque e nel centro di una radura.
    Lì, dove le caverne erano disposte a cerchio e i televisori di pietra trasmettevano scarabocchi stilizzati. Proprio in uno di quei giorni, quando gli uomini coperti da un manto di peli da far scandalizzare il metro sexual medio da mare, che orrore, e vestiti di carcasse di animali morti da far scatenare un colpo apoplettico ad un vegan – vegetarian, che orrore, decisero di scolpire nella roccia, di scavare una grotta e costruirci un bancone.
    Perché quello sarebbe stato il posto dove fermarsi per fare qualcosa.
    Già, ma cosa?
    Si racconta che Pantaleo iniziò a trascorrere il tempo seduto su una roccia, con le gambe accavallate e il braccio destro con la mano chiusa in pugno sotto il mento.
    “Perché?”, mormorava.
    “Perché… un bar?”
    "Da dove mi è uscito?"
    Una domanda che lo assillò per così tanto tempo da trasmettere il dubbio ad una generazione intera.
    Finché i peli del torace iniziarono a cadere e la vista si perse.
    Si offuscò,
    E poi nacque lui: il pensatore.
    O il sapiens.
    O il quattrocchi, come lo appellavano i bulli di Cromagnon.
    A cosa serve un bar?
    La valle carica di tensione per i troppi pensieri degli uomini "freschi freschi" di evoluzione fece scatenare una carica elettrostatica.
    Il cielo si oscurò, le nuvole si spinsero e un temporale maestoso esplose in saette e bagliori.
    La pioggia cadde fitta, molto fitta e tutti corsero nelle dimore.
    Poi un fulmine si scaraventò contro un albero, incendiandolo.
    Il fuoco bruciò tutto quello c’era intorno. L’odore della distruzione, della cenere e il fumo denso entrarono prepotenti nelle case e la gente fu costretta ad uscire per non morire soffocata.
    Si ritrovarono così nell’unico posto riparato, un po’ più lontano.
    Era il bar.
    Urlavano per la paura.
    I lampi, i tuoni.
    Cosa facciamo, dobbiamo stare stretti stretti.
    No, non respiro, spostati.
    Qualcuno che vada a prendere dei bicchieri d’acqua.
    Devo andare al bagno.
    Prendi dello zucchero.
    Il giornale, leggiamo il giornale.
    Il bagno dov’è?
    È libero?
    Qualcuno ci dia dell’acqua. Subito.
    Dividiamoci.
    Non possiamo, dobbiamo aiutarci.
    Io non vi aiuto, io devo andare al bagno e avere dell’acqua.
    Te la do, basta che stai calmo.
    No.
    Allora facciamo una cosa: chi è paziente venga di qua, chi è impaziente vada di qua.
    Ed eressero un muretto con le rocce presenti in quella caverna; e chi aveva spirito da buon samaritano, chi necessitava un riscatto e chi voleva sentirsi utile alla comunità andò al di la e gli altri restarono ai loro posti.
    Il problema che si presentò nell’immediato fu lo scarso numero di persone che si prestarono ad aiutare. Molti ritennero buona cosa far fare agli altri e poi lamentarsi. E nacquero i primi clienti – criticoni.
    Per il resto, non ci furono morti, tutti andarono al bagno e bevvero l’acqua.
    Si salvarono anche i primi operatori del bar, i baristi.
    Ma furono oggetto di critiche per come gestirono quel bar rudimentale.
    Secondo alcuni non si poteva stare in uno spazio così piccolo, secondo altri l’acqua doveva essere più acqua.
    E poi infine la critica più seria fu rivolta da chi trovò il bagno sporco.
    Siamo alla fine del paleolitico, aggiornatevi con il sapone.
    A cosa serve un bar?
    Chiesero dei bambini cavernicoli al nonno cavernicolo.
    Piccoli, un bar è un posto fatato dove tutti quelli che entrano devono essere serviti e riveriti. Devi sempre dire di sì, e mai no. Devi fare lo sconto e accettare se qualcuno ti dice "ma se tie nu secuti lu lecce nesciu ce campi a fare allora!"
    Però, cosa più importante fu questa: da quella tempesta nacque il primo bar.
    Il resto è una storia.
    Una storia tra tante storie da bar.

    marcodemitri®

    mercoledì 18 giugno 2014

    Guida galattica per cassieri rampanti ecc.. [L'Ultimo cliente della giornata]

    Saaalve a tutti!

    Come scritto nella PREMESSA, servendomi di una narrazione sopra le righe, descrivo il mondo che si cela dietro il lavoro di un cassiere in un bar. 
    Nel primo capitolo elenco i personaggi più divertenti che ho incontrato e le mie reazioni ad ogni loro richiesta. 
    Nel secondo all'oggettivistica e cioè a quell'insieme di suppellettili (vedi: bustine di zucchero, acqua, giornale ecc..) messi a disposizione degli avventori ma che.. 

    ...vabè lo scoprirete leggendo il blog ogni settimana. 

    QUALSIASI RIFERIMENTO A PERSONE O FATTI REALI È FRUTTO DI VERE ESPERIENZE DIRETTE CON UN PIZZICO DI IRONIA, VALIUM E NON SENSE. 

    Buona lettura!


    [Perché una guida]

    • CAPITOLO I 

    [Tipologie di Clienti - Volti] 



    PARTE I   [I volti del mattino]

    PARTE II  [Lo Scroccone - Quella signora altolocata]
    PARTE III [Il Sordomuto - Il Pignolo]
    PARTE IV [L'ansioso - Quello che salta la fila]
    PARTE V  [Il cliente e il bagno - Il critico]
    PARTE VI [Il cliente nostalgico del ventennio]
    PARTE VII [Il cliente extracomunitario]
    PARTE VIII [Il cliente Mattiniero] 

    PARTE XI - L'ultimo cliente della giornata 




    *Driin Driin*
    La sveglia biologica ti strilla che è giunta l'ora.
    Non ti fidi delle tue sensazioni e controlli l'orologio per accertartene.
    Le lancette sono allineate, ad angolo retto: sì, è ora.
    Le ghiandole surrenali dicono "basta per oggi" possiamo rilassarci. 
    "Finalmente" esclami dentro di te. anche questa giornata di lavoro è finita. 
    Spegni le luci, cala il sipario.
    Ti avvii a pigiare il pulsante per abbassare le saracinesche che decreteranno fisicamente la fine di quella giornata. 
    A rallentatore il dito si appresta a raggiungere il bottone.
    Non sei più nella pelle. 
    Pensi a cosa mangiare.
    Bere.
    Cosa fare.
    Game of Thrones che t'aspetta: "Ehi Marco non sai che finalone!".
    Siii, ti mordicchi le labbra e scuoti la testa come a seguire una canzone nella tua testa.
    Il dito sta per premere ma…

    … Scusateh è chiuso??

    *Skrech* 
    Il vinile che si inceppa. 
    Le unghie che stridono sulla lavagna. 
    Chi ha osato interrompere la dolcezza del momento in cui stai chiudendo?

    - Trasi Maria ca ete apiertu!"

    Eccolo:

    L'ULTIMO CLIENTE DELLA GIORNATA.
    Che in realtà è sempre una famiglia. 

    Di generazione in generazione i commercianti raccontano le vicende di questo personaggio, fastidioso come una zanzara nel cuore della notte e invadente come un innamorato, per spaventare e ammorbare i dipendenti che vogliono andare a casa prima dell'orario di chiusura.
    Perché l'ultimo cliente della giornata si appresta ad entrare in un locale sempre e soltanto in quel lasso di tempo in cui avverte nell'aria l'odore di "è finita la giornata andiamo a casa!".
    Attirato dunque da una legge fisica non scritta ma sicura come la morte.

    Veniamo a noi, però.
    In una realtà alternativa l'altro Marco è già steso sul letto a mangiare qualche schifezza e godersi la puntata di un telefilm. 
    È felice, spensierato: rilassato.
    In un'altra realtà ancora c'è Marco che sta scorrazzando per le strade di una città cibernetica con le sue compagne robot. 
    È felice, spensierato: elettrizzato. 
    Poi c'è quell'altra realtà alternativa, ai confini dell'universo, tra il bosone di Higgs e la galassia Mac Donalds, in un bugigattolo di pianeta chiamato Terrazza, Marco è in giro con la sua gang a spacciare droghe psicotrope e rubare autoradio.
    È felice, spensierato: deciso.
    Infine ci sono io col dito sul pulsante "chiusura saracinesche" e gli occhi lucidi, a gridare dentro di me "Stavo per chiudere..".

    Intanto, loro sono lì. 
    Una famiglia di esseri umani usciti da qualche racconto dei Piccoli Brividi.
    Non parlano italiano: biascicano parole tra l'arabo e la lingua dei Dothraki.

    - Allora Maria ce pijamu?
    - Nu sacciu.
    - Li strei ce bolenu?
    - Mamma tegnu fame ogghiu le gingomme.

    Si avvicinano alla cassa.

    - Prego.
    Il padre, suppongo, ha le braccia corte e la pancia ha un orbita grande quanto quella di Giove, la maglia a righe sembra imitare alla perfezione la superficie striata del pianeta.
    Fa un gesto particolare per afferrare il portafoglio nella tasca destra sulla natica destra. 
    - Ce pigghi?
    - Le gingomme.
    - E mena.
    Io continuo ad osservarli come Mainardi nella foresta amazzonica.
    - Allora nu cafè, nu cappuccinu, le gingomme e nu gelatu?
    - Ce celatu uei?
    - Quistu culla cioccolata.

    Eh, vallo a scegliere adesso.
    Il bambino si arrampica sul frigorifero come una scimmia ammaestrata, afferra l'ultimo gelato e lo scarta.

    - Apposto, allora un caffè, un cappuccino, le gomme e quel gelato no?
    - Si, vai.
    - Sono 5 e..
    - PAPA' PAPA' VOGLIO PURU IOU LU CAPPUCCINU!
    - Te lu bio sicuru no??
    - SIneee!
    - Aggiungimi anche questo.
    - Allora un caffè, un cappuccino, le gomme..
    - Antonio ma lu café pe casa lu tenimu?
    - E ce sacciu?
    - Dai facimulu. Senti famme puru menzuchiulu in do buste de stu cafè.

    L'occhio ormai è partito col tic. 
    Nella tua testa hai afferrato il tuo mitragliatore e impugnandolo come Al Pacino in Scarface li ammazzi tutti.
    "VOLETE FARE LA GUERRA A ME?? FACCIAMO QUESTA GUERRA"
    RATTATATATATATATATATATATA.

    - Scusa aggiungi puru stu lecca lecca.
    - Ok. Ok. Ok. Ecco a voi lo scontrino. C'è qualcos'altro? 
    Mentre lo dici ti lasci andare ad un sorriso sarcastico.
    - No appostu!

    Pagano.
    Lasciano i 5 scontrini che t'hanno fatto battere e si siedono.
    Si siedono.
    Con le luci spente. 
    Niente, non c'arrivano da soli. 

    Allora cerchi di farglielo capire.
    "Stasera anche se è TARDI fa ancora caldo no?"
    "Mamma mia che ora TARDA che s'è fatta no?"

    Nada.
    Solo qualche cenno, abbozzi di compiacimento. 
    Sorrisi e "teni ragione!"

    Succede qualcosa, all'improvviso.
    "Oh sciamu ca mo ncigna la *Maria De Filippissi!"

    La televisione mi è venuta in contro, come sempre.
    E alla fine, dopo aver lasciato tutto sui tavolini, si alzano e vanno via.
    Hai solo tre quarti d'ora di ritardo e la fiducia nell'umanità sotto i piedi.
    Come sempre.

    marcodemitri®




    martedì 27 maggio 2014

    Guida galattica per cassieri rampanti ecc.. [Il Cliente Anziano Mattiniero]

    Saaalve a tutti!

    Come scritto nella PREMESSA, servendomi di una narrazione sopra le righe, descrivo il mondo che si cela dietro il lavoro di un cassiere in un bar. 
    Nel primo capitolo elenco i personaggi più divertenti che ho incontrato e le mie reazioni ad ogni loro richiesta. 
    Nel secondo all'oggettivistica e cioè a quell'insieme di suppellettili (vedi: bustine di zucchero, acqua, giornale ecc..) messi a disposizione degli avventori ma che.. 

    ...vabè lo scoprirete leggendo il blog ogni settimana. 

    QUALSIASI RIFERIMENTO A PERSONE O FATTI REALI È FRUTTO DI VERE ESPERIENZE DIRETTE CON UN PIZZICO DI IRONIA, VALIUM E NON SENSE. 

    Buona lettura!


    [Perché una guida]

    • CAPITOLO I 

    [Tipologie di Clienti - Volti] 



    PARTE I   [I volti del mattino]

    PARTE II  [Lo Scroccone - Quella signora altolocata]
    PARTE III [Il Sordomuto - Il Pignolo]
    PARTE IV [L'ansioso - Quello che salta la fila]
    PARTE V  [Il cliente e il bagno - Il critico]
    PARTE VI [Il cliente nostalgico del ventennio]
    PARTE VII [Il cliente extracomunitario]

    PARTE VIII - Il Cliente Mattiniero -



    Per ogni lavoratore che si sveglia presto al mattino c'è un anziano cliente che si sveglia prima. 

    La mattina di Pantaleo inizia alle 5, 59. 
    Quarantasei minuti prima della mia sveglia. 
    Ma Pantaleo, settant'enne energico e pieno di vita, in un minuto è già pronto per andare al suo bar di fiducia dove lavoro io, ovviamente. 
    La moglie Concetta, intanto, che si è alzata ancora prima del marito perché la donna deve trovarsi sempre pronta quando il marito si sveglia, ha già lavato casa, passato l'aspirapolvere e preparato i vestiti. Pantaleo, si alza, si lava, si rade, fa i suoi bisogni e con bretelle, camicia, pantalone e maglioncino è pronto per uscire. 
    "Concetta, sta bau allu barra! Serve nienzi?"
    "Pantaleu miu, nu sacciu, pija mezzu chilu de cafè e lu zuccaru ca ha spicciatu."
    "Vabbene. Ciao!"
    E dopo aver lanciato un occhiata alla Humprey Bogard, sbatte la porta e castima qualche santo perché il tappeto lo ha fatto inciampare. 
    Cita: Benvenuto. 
    "Ce cazzu me nde futtu", risponde Pantaleo. 
    E continua "ci cazzu a benire a casa mia, benvenutu stu cazzu". 
    Uscito da casa, un condominio dalle tinte grigie, immerso nella ridente città, Pantaleo alza gli occhi al cielo. Il sole è sorto da poco, qualche nuvola copre l'orizzonte ma si preannuncia una bella giornata. 
    Alle 6.45 di un mercoledì qualsiasi. 
    Che è l'orario in cui io sono ancora in bagno e mancano solo quindici minuti all'apertura del bar, dieci considerando il tempo per arrivare e parcheggiare. 

    Quando sono pronto, alle 6, 54, corro via da casa, lasciando la mia sagoma a nuvoletta come nei cartoni animati.
    Il sole è sorto e penso "la prima cosa che faccio appena finisco di lavorare è andare a dormire". So benissimo che prendo solo in giro me stesso però il solo pensiero mi fa stare bene. 
    Mi fa sentire quasi riposato. 

    Ogni mattina un lavoratore si sveglia e sa che dovrà correre prima del cliente anziano mattiniero
    se non vuole sentirsi dire:

    "T'ha discetatu tardu eh. Ca te sta spiettu da menz'ura".
    "Chi ha parlato?"Mi chiedo. 
    Sento solo puzza di fumo di sigaretta e voltandomi mi ritrovo questo arzillo vecchietto. 
    Io, con gli occhiali da sole per proteggermi dalla luce del sole, da solita creatura notturna, mi sento rimproverare. 
    Poi penso "ma noi apriamo alle 7" e glielo dico.
    Mi risponde "sisi, alla mia età a quest'ora eravamo già nel campo da guerra".
    Guerra, guerra. scorro il vocabolario nella mia mente e le uniche cose a cui penso sono: call of duty e battlefield. 
    "Ah, sì. La guerra. È bella finchè non ti cade la connessione wi fi."
    "Cene?"
    "No, niente, niente".
    Apro il bar. 
    Alzo le saracinesche e abbasso le tende. 
    Accendo luci, sistemo carte, cassa, soldi. 
    Tutto in un ordine pre stabilito. 
    Nell'ombra, però, vedo ancora lui: il vecchietto.
    È vigile alla cassa, impeccabile e con il dito puntato sulla vetrina del caffè. 
    "Allora fammi mezzo chilo di questo caffè e un pacco di zucchero."
    "Sì, un attimo."
    "Sempre un attimo, giovanotto che non ho tempo da perdere."
    "Dio, perché mi fai questo? perché?" pensi dentro di te. 
    Glielo prepari con ancora indosso gli occhiali da sole, glielo macini e glielo porgi.
    "Sono.. 11,00 euro.." gli dici con voce assonnata.
    "Ecco a te." Ti porge cento euro.
    CENTO EURO.
    Guardi la banconota, poi lui e poi la cassa vuota.
    Sbatti le palpebre convulsamente.
    "Scusi ma non ha spicci?"
    "Eh.. se ce li avevo te li davo."
    "E io dove li cambio a quest'ora?"
    "Siete un bar dovete avere soldi spicci"
    "Mmh.. quella è la banca.."
    "Senti bello mio o me li cambi o non prendo niente!"
    Dopo dio passo a Buddha "Buddha perché mi fai questo? Perché? Sono stato sempre un simpatizzante della tua religione!"
    Sono le 7 e 09, non c'è nessuno, l'odore del caffè appena macinato si diffonde nell'aria e io a fissare il verde della banconota e a pensare a quante me ne servirebbero per andare in Madagascar e non tornare più.
    "Beh, giovine se sta face menzatia!"
    Alla fine riesco a trovare il resto, dopo aver corso per l'isolato per trovare i soldi.
    Col cuore in gola e il fiatone "anf.. anf… ecco a lei"
    Lui apre il portafoglio per mettere dentro i soldi e scopro che ce li aveva spicci.
    Mi guarda e mi fa "no, questi non te li potevo dare perché li devo metterli nel salvadanaio. Per nepetume, non sai?!"
    E se ne va.

    Io indosso l'impermeabile dell'ironia, tolgo gli occhiali da sole e sono pronto per una nuova giornata.
    CHE SUPERMAN MI AIUTI.

    marcodemitri®

    martedì 20 maggio 2014

    Guida galattica per cassieri rampanti ecc.. [Il Cliente Extracomunitario]

    Saaalve a tutti!

    Come scritto nella PREMESSA, servendomi di una narrazione sopra le righe, descrivo il mondo che si cela dietro il lavoro di un cassiere in un bar. 
    Nel primo capitolo elenco i personaggi più divertenti che ho incontrato e le mie reazioni ad ogni loro richiesta. 
    Nel secondo all'oggettivistica e cioè a quell'insieme di suppellettili (vedi: bustine di zucchero, acqua, giornale ecc..) messi a disposizione degli avventori ma che.. 

    ...vabè lo scoprirete leggendo il blog ogni settimana. 

    QUALSIASI RIFERIMENTO A PERSONE O FATTI REALI È FRUTTO DI VERE ESPERIENZE DIRETTE CON UN PIZZICO DI IRONIA, VALIUM E NON SENSE. 

    Buona lettura!


    [Perché una guida]

    • CAPITOLO I 

    [Tipologie di Clienti - Volti] 



    PARTE I   [I volti del mattino]

    PARTE II  [Lo Scroccone - Quella signora altolocata]
    PARTE III [Il Sordomuto - Il Pignolo]
    PARTE IV [L'ansioso - Quello che salta la fila]
    PARTE V  [Il cliente e il bagno - Il critico]
    PARTE VI [Il cliente nostalgico del ventennio]


    PARTE VII - Il cliente extracomunitario 

    *nessuno nero è stato maltrattato per il post*

    in un luogo sconosciuto.
    In una casa le luci accese lasciano intendere che c'è qualcuno all'interno.
    Un fulmine squarcia il cielo e illumina una terra devastata dalla guerra.
    C'è un insegna con scritto "Scuola per Vu cumprà".
    È la casa dove sono forgiati i clienti extracomunitari.


    A quanto pare, una volta ultimati, giungono in Italia con il compito di elemosinare più soldi possibile. 
    I loro piani, ambiziosi, si estendono al di la della terra del Bel Paese ma prima di realizzarli devono accumulare risparmi. 
    E nella terra dove se qualcosa non si può fare-chi-se-ne-frega-facciamola-lo-stesso è il luogo ideale per iniziare una nuova vita da vivere da qualche altra parte, poi.
    Qui, nella scuola per elemosinanti, guidata dai capi maggiori delle stirpi locali rom, imparano i segreti per diventare abusivi perfetti e si riversano, come se non esistesse un domani, in ogni locale a loro accessibile e fregandosene se non lo è.
    Ma, a seconda dell'indole, ogni soldato vu cumprà si specializza, chi l'elemosina, chi lo spaccio, chi la vendita di merce contraffatta e chi il parcheggiatore, sempre senza dare noie ai capi ROM perché loro comandano, almeno nelle piccole realtà.

    “Mamma, mamma, in Italia il capo di tutti può avere tante donne e tanti soldi”
    “Mustafà, se lo vuoi veramente: continua a masterizzare CD!”
    “Sì, mamma!”. 
    Il sorriso a trentaquattro denti, la pelle nera e la brezza a coccolare l’idea di un futuro migliore.

    Qui la storia di uno di loro, realmente accaduta e con me protagonista, ovviamente. 

    giorni nostri. 
    In una giornata piovosa che ti colora lo humor di nero, entra lui

    IL CLIENTE EXTRACOMUNITARIO.



    Alto e muscoloso e di certo non la persona ideale a cui andare e dire "basta, per favore esca", entra velocemente nel bar fino il bancone.
    Si sfila il cappello, lo capovolge nelle sue mani grandi e..
    .. inizia a piangere.
    Sì, si mette a piangere. 
    Allora tu, vedi questo tizio, il gemello di The Rock, con persino il sopracciglio alla The Rock, piangere perché vuole qualche moneta. 


    "Ti prego signore, dai da mangiare.. Ho fame.. Ti prego.."
    Io lo guardo e mi rattristo così tanto che la mia coscienza prende il sopravvento. 
    "Poverino, chissà quanti chilometri ha fatto. Che stronzo che sei dagli l'incasso della giornata! Tanto oltre Equitalia a chi dovresti darlo scusa?!"
    È vero.
    L'oscar era nelle sue mani, stavo per piangere anche io.
    Applausi, momento toccante. 
    Sono ormai deciso: stacco la cassa e gliela porto. 
    Nel frattempo i clienti nel bar consumano ed escono e restiamo solo solo io, i ragazzi dietro il bancone e lui.
    Un lampo illumina l'interno del bar e i nostri volti e a seguire il boato del tuono.  
    Squilla il telefono. 
    È il suo. 
    Si asciuga le lacrime, infila la mano dalla tasca e prende l'iphone.
    L'IPHONE.
    Sento le sue risate, vedo il suo sorriso mentre parla al telefono. 
    Non solo: si volta verso il bancone e ordina al barista:

    "Tu agua amigo! Dai amigo, agua su!"

    Siamo suoi servitori.
    Beve, volta le spalle, e va via: al telefono e in ciabatte. 
    Io resto a guardarlo da dietro la vetrina con la cassa in mano. 
    Ascolto le sue parole perdersi nei suoni del traffico.
    Il passo da gigante, l'andatura strafottente e la pioggia che batte forte sul suo capo ma a lui sembra non interessare. 

    Poi guardo le mie scarpe rotte, il mio iphone rincoglionito e dico a me stesso:
    "Tu sei il vero negro, tieni gli spicci e comprati qualcosa di decente". 

    marcodemitri®

    mercoledì 7 maggio 2014

    Guida galattica per cassieri rampanti ecc.. [Il cliente nostalgico del ventennio]

    Saaalve a tutti!

    Come scritto nella PREMESSA, servendomi di una narrazione sopra le righe, descrivo il mondo che si cela dietro il lavoro di un cassiere in un bar. 
    Nel primo capitolo elenco i personaggi più divertenti che ho incontrato e le mie reazioni ad ogni loro richiesta. 
    Nel secondo all'oggettivistica e cioè a quell'insieme di suppellettili (vedi: bustine di zucchero, acqua, giornale ecc..) messi a disposizione degli avventori ma che.. 

    ...vabè lo scoprirete leggendo il blog ogni settimana. 

    QUALSIASI RIFERIMENTO A PERSONE O FATTI REALI È FRUTTO DI VERE ESPERIENZE DIRETTE CON UN PIZZICO DI IRONIA, VALIUM E NON SENSE. 

    Buona lettura!


    [Perché una guida]

    • CAPITOLO I 

    [Tipologie di Clienti - Volti] 



    PARTE I   [I volti del mattino]

    PARTE II  [Lo Scroccone - Quella signora altolocata]
    PARTE III [Il Sordomuto - Il Pignolo]
    PARTE IV [L'ansioso - Quello che salta la fila]
    PARTE V  [Il cliente e il bagno - Il critico]


    PARTE VI - Il cliente nostalgico del ventennio. 

    La folla si raduna ad una fermata della metro, giunge il treno e in una manciata di secondi scompare.
    Luce, vento e qualche foglio di giornale svolazza. 
    Il tempo di ragionare che subito dopo ne giunge un'altra, di folla, e sempre in pochi istanti svanisce, come inghiottita.
    Ecco, ho sempre pensato al bar come ad una fermata della metro.
    La gente va e viene, folle di persone si radunano intorno al bancone e qualche secondo dopo non ci sono più.
    È il respiro del commercio, la contrazione del locale.
    È musica, è matematica: è ritmo.
    Folla, pausa, folla.

    In genere chi lavora in un bar preferisce avere molte persone, senza fermarsi.
    Fermarsi, fare una pausa non è sempre sinonimo di riposo; molte volte si perde la concentrazione e si rischia di non riprendere bene il lavoro.
    Però quando quei pochi minuti di riposo giungono, il commesso, il bartender e il cassiere ne approfittano per respirare.
    Forse.
    Perché molto spesso in quei pochi minuti si alternano i personaggi più strambi, quelli che ti fanno perdere tempo e che alla fine ti lasciano con una fila interminabile di gente dietro.
    C'è chi ti chiede prodotti difficilmente reperibili.
    E tu, anche se sei ben consapevole di non trovarli, armato di buone intenzioni, li cerchi lo stesso.
    E così ti affanni per scendere per le scale a quattro gradini la volta, giri e rigiri e alla fine riesci nell'impresa di trovarli.
    Il santo Graal esiste, esclami, dirigendolo verso il soffitto.
    Ma.
    "No, era solo per chiedere", si congeda il cliente.
    E tu, oltre l'espressione basita, il sudore e i graffi per aver combattuto Shelob, i nani e i templari, perché era giù, in quel lato del deposito più tetro, più dannato, hai solo da dire:
    "Ah.."
    Accade anche questo, non vi stupite.

    In questo post parleremo, però, di un tizio, dagli occhi catarattosi, la voce impastata da anni di sigarette e una certa nostalgia per un ventennio buio della storia italiana.
    No, non ancora Berlusconi.
    Prima ancora.
    Sì, esattamente.
    Signori e signori, rivivete un pezzo di storia raccontato direttamente da lui:

    Il cliente nostalgico del ventennio. 




    Era trascorso qualche minuto da un gruppo di turisti milanesi che avevano riempito il bar.
    Io ero intento a sistemare e pulire il macello dietro la cassa.
    Avvertì un brivido, un disturbo nella forza.
    Mi fermai, alzai gli occhi al soffitto.
    Annusai l'aria come i roditori che fiutano il pericolo e cercai di capire meglio cosa stava succedendo.
    "Sta succedendo qualcosa.." pensai.
    Ed in effetti le ombre delle nuvole che coprirono in quel momento il sole quasi seguirono l'arrivo di un vecchietto in bicicletta.
    Io vidi la sagoma dall'orizzonte diventare sempre più grande e infine giungere vicino la vetrina del bar.
    Cercai di rincuorarmi.
    "Tsk, vorrà il solito caffè e lo pagherà con cinquanta euro, dover cambiare la banconota sarà l'unica noia."
    "No, Frantumi, no. Qui c'è qualcosa di brutto. Di pericoloso. Di nero".
    Già, il nero.
    Mi sbrigai a sistemare per essere pronto ad accogliere il tizio, che intatto aveva poggiato la bicicletta nera, sporca, enorme, all'esterno del bar.
    Aprì la porta ed entrò.
    Il cielo coperto, un leggero brivido freddo. 
    Presi posizione e:
    "Buongiorno, prego", dissi.
    Sbuffò.
    "Mezzo chilo di caffè"
    "Perfetto", iniziai.
    Ma feci un errore madornale, gli chiesi "Quale tipo vuole?"
    L'orrore, l'orrore.
    In men che non si dica esclamò a gran voce.
    "QUANDO C'ERA LUI NON C'ERA BISOGNO DI CHIEDERE!"
    Quei pochi clienti in quel momento si voltarono.
    "Ma chi?" cercai di capire.
    "Benito, il duce, il nostro unico comandate!"
    Dentro di me una vocina disse "ecco, lo hai fatto di nuovo Frantumi. Sai benissimo che i vecchi prendono sempre il caffè più economico, allora perché devi chiedere? Ora è tutto tuo, io me la squaglio".
    Arricciai il naso e feci finta di niente.
    "Le macino l'Avio?"
    "Io ho servito vent'anni il nostro comandante quando ero nell'esercito in Sicilia. Nessuno osava disubidre. Adesso, invece, voi giovani fate schifo."
    "Ok, cerchieremo di drograrci di meno, quale caffè devo fare?" implorai.
    "Caffè? Qui si parla di cose serie. Serissime. Voi dovete stare ai nostri comandi!"
    Era ormai partito a ruota.
    Non si fermava più.
    Il nero dell'abito che indossava non lo snelliva, anzi: lo faceva sembrare ancora più corpulento e pesante.
    In tutti i sensi.
    Ho capito, faccio di testa mia. E scelsi la miscela, la macinai e la impacchettai.
    Nel frattempo, complice le parole che vomitava a gran voce, si era radunata una folla di gente.
    Potevo sentire il loro ridacchiare.
    Io cercavo di essere il più veloce possibile perché ormai la situazione era nera.
    Nerissima.
    Il tizio era passato in rassegna di tutti i gradi di giudizio che dovevano subire i politici.
    "Merde sono. M E R D E."
    La scansione delle sillabe fu così forte che partì una goccia di saliva. Essa colpì il mio maglioncino.
    E restò lì, rotonda e schifosa.
    Mi ha infettato, forse, è così che si riproducono i nostalgici del ventennio a Lecce.
    Frantumi non tergiversare: ponili il tutto e mandalo via.
    "Ecco a lei"
    ".. Fini è una M E R.. ah, pronto tutto? Bravo ragazzo."
    "Grazie, sono 9 euro e 50".
    Qui avvenne una cosa divertente.
    Prese la busta con il caffè e poi infilò la mano destra, nella tasca destra - tutto a destra - per prendere i soldi.
    Mi porse la mano chiusa in un pugno per contenere gli spicci e poi l'aprì per mostrarmeli.
    Allungai il collo per guardare meglio ma c'era qualcosa come 17 centesimi in piccole monetine da uno e da due centesimi.
    Mi bloccai.
    Lo guardai e lui ricambiò lo sguardo.
    "Nah." mi incitò a prendere i soldi.
    Dissi "ehm, comandante della legione qui mancano la bellezza di.. mmh.. 9,33 centesimi".
    "Eh, prendi i soldi."
    "Sì, ma ripeto: mancano circa nove euro".
    "Eh, prendili no?"
    Lo squadrai. Ormai lo avevo guardato così tante volte che conoscevo il numero esatto dei suoi capelli.
    "Ripeto: non bastano".
    "Eccoli, santa madonna".
    Ok, forse non sente, cercai di convincermi.
    "MANCANO SOLDI. NOVE EURO CIRCA", gridai spazientito, non curandomi della folla di gente che sembrava quella fuori l'apple store per ogni day one del nuovo modello di iPhone.
    "COME MANCANO SOLDI. A ME NESSUNO MI HA MAI DETTO CHE NON PAGO".
    Piansi dentro.
    "HO CAPITO CHE LEI È UNO ONESTO VECCHIA GUARDIA, MA NON BASTANO QUESTI!"
    Castimò un bel po', e vi assicuro che il non sense era ormai arrivato alle stelle.
    Non capivo se si trattasse di una punizione divina.
    Il mio io interiore era in angolo, tremante, e ripeteva a se stesso "voglio la dopamina".
    Vi dico solo che questa conversazione non cambiò molto per i restanti minuti, con le stesse battute.
    Improvvisamente: la luce.
    "Frantumi, vengo io." irruppe una voce.
    "Ti prego: fa che gli americani ci abbiano invaso" pregai.
    Era una collega che si presentò come Milord per Sailor Moon.
    A quanto pare lei lo conosceva bene questo tizio e venne in soccorso.
    "Beh", disse "allora comandante prenda questi benedetti soldi, su".
    "Siiii.. aiutami! Ti prego. Prometto di insultare i comunisti! Qualsiasi cosa, basta che me ne liberi!", gridai.
    Lui, intimorito, richiuse la mano e prese il portafoglio dal quale cacciò fuori dieci euro.
    Pagò e se ne andò.
    Io guardai la scena a rallentatore, gesticolando come Aldo Baglio in tre uomini e una gamba "ma.. ma.. ma ma che ho detto io? perchè a me no? ma come hai fatto??".
    Dopo aver sentito la spiegazione imparai una lezione: non importa se sei di destra e di sinistra quando sei vecchio ogni scusa è buona per rompere gli zebedei ma contro una donna siamo pronti a ritrattare qualsiasi colore politico.

    marcodemitri®

    Alla prossima!

    sabato 26 aprile 2014

    Guida galattica per cassieri rampanti ecc.. [Il cliente e il bagno - Il Critico]

    Saaalve a tutti!

    Come scritto nella PREMESSA, servendomi di una narrazione sopra le righe, descrivo il mondo che si cela dietro il lavoro di un cassiere in un bar. 
    Nel primo capitolo elenco i personaggi più divertenti che ho incontrato e le mie reazioni ad ogni loro richiesta. 
    Nel secondo all'oggettivistica e cioè a quell'insieme di suppellettili (vedi: bustine di zucchero, acqua, giornale ecc..) messi a disposizione degli avventori ma che.. 

    ...vabè lo scoprirete leggendo il blog ogni settimana. 

    QUALSIASI RIFERIMENTO A PERSONE O FATTI REALI È FRUTTO DI FANTASIA CON UN PIZZICO DI IRONIA, VALIUM E NON SENSE. 

    Buona lettura!


    [Perché una guida]

    • CAPITOLO I 
    [Tipologie di Clienti - Volti] 


    PARTE I   [I volti del mattino]

    PARTE II  [Lo Scroccone - Quella signora altolocata]
    PARTE III [Il Sordomuti - Il Pignolo]
    PARTE IV [L'ansioso - Quello che salta la fila]
    PARTE V [Il cliente e il bagno - Il critico]

    PARTE V

    Il cliente e il bagno (Parte I)


    Ieri ho udito il grido di un uomo disperato. Tratteneva con mani serrate il suo pacco. Si è avvicinato barcollando alla cassa e pregando non so quale dio azteco mi ha chiesto se ci fosse un bagno.

    A quel punto mi sentivo un po’ come Mosè.
    Potevo decidere di aprirgli le acque nei suoi pantaloni o in un posto più confortevole.
    Dopo qualche secondo di riflessione gli ho conferito il dono: la chiave che apre la serratura del nostro bagno.
    Lui mi ha ringraziato.

    Questo è l'esempio più gentile e garbato di cliente che ti chiede dei servizi igienici.

    Ma, in realtà, non è sempre così.

    La richiesta della toilette varia da cliente a cliente.


    C’è chi spalancando le porte, vestendo una faccia “da duro” s’incammina con fare sicuro verso la cassa ed esclama a gran voce “a du stae lu bagnu?”. Dopo avergli ricordato le buone maniere ed aver ricevuto un occhio nero, gli protendi tremante le chiavi.

    E poi c'è il padre (o la madre) che entrano spaesati nel bar facendosi scudo con i pargoli, guardano a destra e sinistra per cercare l'insegna toilet. Se non dovessero trovarla, vengono verso la cassa e con gli occhi lucidi, le braccia intrecciate sulla cassa toracica del figlio\a ti chiedono "scusi, il\la bambino\a deve andare in bagno, dov'è?".
    Gli occhioni del gatto con gli stivali.

    "Digli che non c'è!" urla spavalda una voce nella tua mente sotto le sembianze del sign. Burns.



    "È giù in fondo le scale", rispondi.

    "Smithers, libera i vecchi con i soldi da un centesimo."
    "NOOO, TUTTO MA NON I VECCHI!."

    E poi ci sono loro, quelli che vanno in bagno senza chiedere.


    Le ante del bar si spalancano.

    Il vento soffia nel bar.
    fiuuuuuuuu.
    Il sole si intromette illuminando il bancone e accecando i presenti.
    Alcuni tremano.
    E nel marasma, altri urlano "IL GIORNO DEL GIUDIZIO!".
    Tu, dietro la cassa, esclami "prepariamoci ad un caffè divino!".
    Ma dalla luce esce un ombra, e pian piano le radiazioni luminose scoprono i connotati, come quando un volto riemerge dall'acqua.
    È lui.
    Il cliente che non deve mai chiedere.
    Mai.
    Con fare sicuro si incammina verso il bagno.
    Lo segui con lo sguardo dalla porta fin le scale. 
    Non chiede.
    Non saluta.
    Scende.
    Sale.
    Non dice nulla.
    Non ringrazia.
    La porta si chiude.
    Il sole torna al suo posto.
    Il vento va via.
    E tutto ritorna alla normalità.
    Io urlo "l'avete visto anche voi, no?"
    "Chi?"
    "Come chi? È entrato un tizio per andare al bagno."
    "Noi non abbiamo visto nulla."
    "Non è vero, non è vero. Non sono pazzo!"

    "Lascia perdere, ora dammi una birra al cioccolato!"


    "AIUTO!"


    Il Critico.





    Per raccontare la storia del critico mi servirò dell'esperienza diretta con uno di loro avvenuta in estate. 


    Per chi non fosse pugliese, prima di leggere questo aneddoto deve sapere che da noi esiste una variante del caffè freddo che prende il nome di "caffè in ghiaccio". 

    È, in poche parole, un caffè caldo versato su dei cubetti di ghiaccio e bevuto come bevanda rinfrescante. 

    Era da tempo che non mi accadeva di incontrare un personaggio.

    Un vero e proprio PERSONAGGIO. 
    E a dire il vero Un Critico. 
    E non del caffè, nossignore.
    DEL GHIACCIO. 
    Ebbene sì, voi vi sareste aspettato il solito filosofo dalla grande esperienza nell'industria del caffè. 
    Che-quindi-le-cose-le-sa. 
    Ennò. 
    Stavolta mi è capitato un grande CRITICO DEL GHIACCIO. 
    Mica cazzi. 

    Vuole un caffè in ghiaccio.

    Paga.
    Si avvicina al bancone e attende. 
    Noto che l'espressione del suo volto non me la racconta giusta. Mmh, c'è qualcosa che non va; ed infatti eccolo che ritorna in cassa.

    - Senta, non voglio farle una critica, giusto una raccomandazione. Magari per la prossima volta cambiate metodo.

    - Uhm, ok, mi dica.
    - Noto che voi usate del ghiaccio con un foro al centro. No, non va bene. Sono uno che ne capisce di queste cose eh. Dovreste usare dei cubetti grossi e monoblocco. Le spiego perché..
    - Sentiamo
    - Quel tipo di ghiaccio non si scioglie, mentre il vostro con il foro, beh, è normale che si sciolga subito con il caffè caldo
    - Guardi, si sbaglia. Il ghiaccio che usiamo ha una conformazione più solida proprio per impedire quel..
    - ..no, senta, non è così. Io sono uno che ne capisce. Mio padre ha lavorato tanti anni nel settore come barista..
    - Ok, lo provi e mi dica.

    10 minuti dopo.


    - Ok, mi devo ricredere.


    E se ne va.


    Non è la cosa più stramba del mondo essere criticati per il ghiaccio? Per il ghiaccio, non per il caffè. 

    Cose che capitano. 

    Ah, ma non vi ho raccontato ancora dei clienti ai confini della realtà: gli innominabili. 

    Ma di questo ne parleremo la settimana prossima. 

    marcodemitri®