lunedì 7 ottobre 2013

NEL SALENTO DISPERSE GOCCE D'ACQUA, NESSUN LUTTO NAZIONALE "VERGOGNA"



Lecce (Salento - non Puglia) Nella mattinata del 7 ottobre sono andate disperse sul territorio salentino gocce d'acqua provenienti dalla Cina. Forse per il calore accumulato durante l'estate o per dispetto divino, la coltre si è ammassata in pozzanghere causando non pochi disagi. 

Era appena passata la mezzanotte quando sono comparsi i primi status su facebook, più attendibili di una previsione meteo di Giuliacci perchè basata dall'antica tradizione romantica del "sentire l'odore della pioggia", che citavano "Non può piovere per sempre" dei The Doors. L'allarme non è bastato perchè secondo una statistica di Mannheimer sono in pochi a conoscere l'inglese. Così il violento sbarco delle piccole gocce d'acqua ha raggiunto in poche ore campagne, strade e le robe di mia madre, che aveva dimenticato sul terrazzo. 

Pantaleo, proprietario da dieci generazioni di un feudo di Ulivi ha raccontato di averle visto radunarsi coatte e riempire qualsiasi buca. Ora chiede i danni ad una gestione regionale mal organizzata e poco asciutta ai problemi della bassa Puglia - che ricordiamo non centrare nulla con Bari - . 

Il ministro dell'agricoltura è subito intervenuto da una tavolata di prodotti anti - vegani affermando il diritto di chiunque di cadere nel nostro paese. Di tutt'altro avviso il leader del movimento anti caduta nel declino "è colpa di Berlusconi se ogni giorno siamo sommersi, devono svegliarsi i cittadini". Il lutto Nazionale è stato annunciato tra le polemiche. Nessuno dice nulla quando la sabbia scompare dalle spiagge, urlano i bagnini. 

Intanto gruppi divergenti sui social network iniziano la loro campagna pubblicitaria per l'estate 2014. Su twitter compaiono gli ashtag #ladanzadellapioggiaèrazzistaprenotateiltavoloalsamsara e #phoniamolituttialbahia

Anche gli artisti si sono mobilitati: Alessandra Amoroso e Emma Marrone annunciano il nuovo Tour "nui ca simu pacce essimu puru senza ombrella" mentre i Sud Sound System canteranno una versione giamaicana della filastroccca "sta chioe, sta chioe la mamma inde le oe, la vecchia sullu puzzi, tirintuppite intra lu puzzu". 

Ma al malcontento generale si aggiunge un'altra vicenda cavillosa: come si possono respingere queste enormi invasioni? E in più come è possibile identificarle se sono così uguali da essere praticamente come due gocce d'acqua? 

A chiudere la vicenda interviene Papa Favio Bolo che risponde con una sua massima "la pioggia, quando cade, non si fa male".

Parole dure, parole d'accusa. 

marcodemitri®

venerdì 4 ottobre 2013

Dylan Dog in "Una (quasi) Nuova Vita" [#325 Mensile]

Dopo tanto parlarne leggo:

[...]

a cura di:
Roberto Recchioni

[...]

e finalmente, aggiungo.



Il 325 è il numero che apre la lenta e graduale evoluzione cui da mesi si parla e che, momentaneamente, sembra spazzare via ogni dubbio sulla direzione che il rrobe vuole dare a Dylan e cioè quella di un fumetto che ritorna a porre domande, insinuare dubbi.

Nessuna rassicurazione, come più volte detto dallo sceneggiatore. 

Nella doppia veste di sceneggiatore e disegnatore è Carlo Ambrosini, una esperta e importante personalità della Bonelli, ad aprire l'albo in questione.

In Una Nuova Vita è lo strano rapporto tra due fratelli, uno costretto sulla sedia a rotelle e l'altro ad accudirlo per dovere morale, e che affonda le sue radici nella Francia del 1876, il nuovo caso.

Partendo dalla bellissima copertina di Angelo Stano, tanto discussa per aver cambiato i canoni del fumetto con l'aggiunta di una impostazione più pop che classica, la storia è disegnata e scritta bene. La narrazione procede con un ottimo uso del ritmo, che mantiene inalterato dall'inizio alla fine l'interesse. La complessità della trama è smorzata da un uso sapiente dei flashback, ben orchestrati e mai anticlimax. Interessante anche le scelte della posizione di alcune vignette che rendono la concatenazione degli eventi precisa e ordinata. Si chiude con un finale carico di ansia e inquietudine.

Il ritorno al Dylan 1.0 e non l'evoluzione al 2.0, più volte specificato da Recchioni, sarà un percorso carico di piccole innovazioni ed eventi importanti che terminerà nell'autunno 2014. 
E già alla prima lettura del numero in questione qualcosa si vede: è stato ripristinato l'Horror Club, c'è un videogioco su console, non è solo Bloch l'unico ispettore di polizia contattato e finalmente è stato sostituito il desueto (e un po' fascista) Voi con il Lei.

Ci sarà anche lo splatter solo laddove fosse necessario e non superfluo.

In poche parole e senza scomodare il simbolismo della copertina, "un nuovo volto" segna la fine e l'inizio di un percorso. 

Che, se con queste premesse, ci permette di sperare in un ritorno agli albi di qualità.

------------------------------------
[SPOILER]

Importante citazioni a due albi precedenti e il ritorno di Madame Trelkovski.
Il richiamo al demonio è di grande impatto e lascia non qualche incubo nel lettore.

marcodemitri®

Gravity [Recensione]

Nello spazio non c'è suono e la vita è impossibile, ce lo ricorda Cuàron, con un cartello, pochi istanti prima di lanciarci nel vuoto a circa trecentomila chilometri dalla terra. La prima sensazione è quella di una salita, lenta e graduale, ma dalla quale ti aspetti una discesa, ripida e palpitante.

Che arriva subito senza mai fermarsi. 



Gravity è un film sulla vita e la morte, costruito come un indomito coraggio. Dopo alcune produzioni in patria, l'acclamato regista de I Figli degli Uomini, che lo ha consacrato regista di talento, ritorna con una pellicola minimalista retta su due personaggi che recitano in uno scambio di battute quasi teatrale in un ambiente completamente asettico. Liberando la scena da qualsiasi artificio narrativo, flashback ad esempio, allestisce uno spettacolo dall'incredibile bellezza visiva. Non solo: in un film di circa cento minuti, scenograficamente vuoto, è un continuo tendere il filo della tensione senza mai spezzarlo. 

È solo formalmente e non sostanzialmente un film di fantascienza. 
Non ci sono alieni e robot e fattore indispensabile: non esiste una nuova scienza a scontrarsi con la realtà. Sono i detriti di un satellite e non meteoriti gli antagonisti: il nemico è lo stesso uomo, se vi divertite con i messaggi subliminali. O ad essere precisi è un film esistenzialistico condito abilmente da un contorno spiritualistico. I due concetti, agli antipodi, si scontrano in un dualismo metaforicamente retto dai due protagonisti. 
Se non fosse forzato, Survival Horror potrebbe essere una definizione esatta; perchè ha molto più con l'orrore più che con il sci -  fi da spartire. Ed infatti i limiti fisici ci sono. Ma non è sulla scienza che verte il perno della pellicola. 

È diretta con un abile mano e una grande sensibilità artistica: lunghi piani sequenza con inquadrature mozzafiato e scene di tensione vere e propri. Non c'è nessun movimento della macchina da presa che non sia stato studiato. 

Ma se il film è riuscito lo si deve anche alla straordinaria prova dei due protagonisti, George Clooney e Sandra Bullock. Le loro personalità non tolgono spazio alla sceneggiatura e alla scena, anzi, enfatizzano l'impatto emotivo. Una Bullock che ricorda Sidney Weaver di Alien e un Clooney ironico e  rassicurante. L'intimità dei loro personaggi è costruita attraverso le loro parole. 

"È una straordinaria avventura" recita Clooney.

Infatti.

marcodemitri®